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Rassegna Stampa

AMD Contro NVIDIA: La Nuova Era dei Microprocessori per AI

Rappresentazione grafica della competizione tra AMD e NVIDIA nei microprocessori AI, mostrando un chip futuristico diviso tra i loghi di AMD e NVIDIA su uno sfondo di tecnologia avanzata e elementi di intelligenza artificiale.

Amd il mese scorso ha presentato un microprocessore in grado di sfidare quelli di Nvidia. Che finora ha avuto un vantaggio enorme in questo settore. Ma la gara è appena cominciata e il mercato è aperto a nuovi concorrenti. Chi proddurrà le pale e i picconi per scovare l’oro digitale dell’Ai 

Scacco al re. Il dominio incontrastato di Nvidia nella produzione di microprocessori avanzati per l’Intelligenza artificiale è minacciato. Per la prima volta. Una minaccia che arriva da vicino. Giusto qualche chilometro di distanza dalla sede di Santa Clara dell’azienda americana. Con un annuncio un po’ a sorpresa, Advanced Micro Device (Amd) qualche settimana fa ha presentato al mondo il suo chip: MI300X. E le caratteristiche tecniche già ne fanno il più potente al mondo. Così potente da consentire all’azienda californiana di portare a casa già i primi contratti con i colossi del software: Meta, Microsoft e Oracle vogliono quei chip. Tasselli fondamentali per costruire le industrie legate allo sviluppo di Intelligenze artificiali.

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Perché i microprocessori sono così importanti nell’industria dell’Ai

Il motivo è semplice. Se l’Intelligenza artificiale è il nuovo oro delle brame dell’industria tecnologica, i microprocessori sono gli strumenti che consentiranno di scovarlo. Una metafora piuttosto in voga tra gli analisti del settore li vogliono come i picconi, le pale, i setacci nelle mani dei nuovi esploratori. Senza questi strumenti, l’oro dell’Ai è inaccessibile. L’Ai non è un’industria in sé. Ma è la tecnologia capace di trasformare tutte le industrie possibili. L’oro è lì, nei suoi sviluppi possibili. E i microprocessori sono l’attivatore di questo processo. Durante una conferenza di Santa Clara dello scorso mese, Lisa Su, amministratore delegato di Amd, ha tenuto per qualche secondo un MI300X tra le dita. L’intelligenza artificiale è apparsa per un attimo nella sua realtà fisica: sottile, verde smeraldo e silenziosa. Un successo personale per Lisa Su.

Scacco al re. Il dominio incontrastato di Nvidia nella produzione di microprocessori avanzati per l’Intelligenza artificiale è minacciato. Per la prima volta. Una minaccia che arriva da vicino. Giusto qualche chilometro di distanza dalla sede di Santa Clara dell’azienda americana. Con un annuncio un po’ a sorpresa, Advanced Micro Device (Amd) qualche settimana fa ha presentato al mondo il suo chip: MI300X. E le caratteristiche tecniche già ne fanno il più potente al mondo. Così potente da consentire all’azienda californiana di portare a casa già i primi contratti con i colossi del software: Meta, Microsoft e Oracle vogliono quei chip. Tasselli fondamentali per costruire le industrie legate allo sviluppo di Intelligenze artificiali.

 

Perché i microprocessori sono così importanti nell’industria dell’Ai

Il motivo è semplice. Se l’Intelligenza artificiale è il nuovo oro delle brame dell’industria tecnologica, i microprocessori sono gli strumenti che consentiranno di scovarlo. Una metafora piuttosto in voga tra gli analisti del settore li vogliono come i picconi, le pale, i setacci nelle mani dei nuovi esploratori. Senza questi strumenti, l’oro dell’Ai è inaccessibile. L’Ai non è un’industria in sé. Ma è la tecnologia capace di trasformare tutte le industrie possibili. L’oro è lì, nei suoi sviluppi possibili. E i microprocessori sono l’attivatore di questo processo. Durante una conferenza di Santa Clara dello scorso mese, Lisa Su, amministratore delegato di Amd, ha tenuto per qualche secondo un MI300X tra le dita. L’intelligenza artificiale è apparsa per un attimo nella sua realtà fisica: sottile, verde smeraldo e silenziosa. Un successo personale per Lisa Su.

54 anni, taiwanese, arrivata negli Usa a tre anni dopo aver passato i primi anni a Taipei, è diventata capo di Amd nel 2014. Ha raccontato che la strada all’ingegneria elettronica l’ha imboccata quando ha capito da bambina come riparare le macchine telecomandate del fratello. Studi all’Università del Bronx di New York, poi specializzazione al Mit di Boston. Dopo Ibm, Sony e Toshiba, arriva a Amd nel 2011. Prima è chiamata a mettere a posto i conti. L’azienda era considerata decotta. Una macchina brucia soldi. Su taglia i settori non produttivi e punta sui microprocessori. Diventa tre anni dopo amministratore delegato. In silenzio mette i tasselli per far trovare pronta Amd alla sfida dell’Ai.

 

Il vantaggio di Nvidia. La rincorsa (riuscita) dei suoi concorrenti

Nvidia però era un passo avanti. suo amministratore delegato, Jansen Huang, aveva capito per tempo che l’Ai era il futuro. Negli anni ha deciso di trasformare l’azienda che produceva le schede grafiche migliori al mondo (soprattutto per i videogiochi) nell’azienda in grado di produrre anche i migliori microprocessori per l’Ai. L’esplosione nel 2023 dell’Ai generativa (ChatGpt e le sue consorelle, per intendersi), ha premiato Nvidia portandola a valere da 300 miliardi a oltre mille miliardi di dollari. Il vantaggio competitivo di Nvidia sembrava difficile da scalfire. Non in così poco tempo almeno. Ma la richiesta di Ai è molto più grande delle capacità produttive di una singola azienda. C’è sete di microprocessori. E spazio per chi è in grado di creare i migliori.

Huang, 60 anni, condivide con Su le origini taiwanesi. Ma non è l’unica cosa che unisce Santa Clara a Taipei. Sia Nvidia che Amd infatti sono aziende senza fabbrica. Non producono materialmente i chip, ma li progettano per farli produrre ad altre aziende. Tra queste, la principale ha sede a Taiwan. La Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc). Che nei suoi stabilimenti è custode di abilità industriali tali da renderla leader assoluto nella produzioni di chip ultra tecnologici. Una partita cruciale. Dove le implicazioni economiche rischiano addirittura di dover cedere il passo per importanza a quelle geopolitiche. Taiwan da tempo è oggetto delle mire a est della Cina. I chip della Tmsc sono il suo scudo di silicio all’aggressività di Pechino. Uno scudo che sembra destinato a diventare ancora più solido.

 

Pechino non sta a guardare: i processori di Huawei e quelli della Moore

La Cina non sta a guardare il resto del mondo. Huawei ha messo in commercio il suo Mate Pro 60, smartphone che ha un processore Kirin900 sviluppato su chip da 7 nanometri. La notizia è passata un po’ in sordina ma in qualche modo inquieta gli Stati Uniti perché gli embarghi voluti da Trump prima e da Biden avrebbero dovuto rendere impossibile lo sviluppo di questa tecnologia. Ma qualcosa non è andato come previsto per gli Usa.

Come sottolineato da Megha Shrivastava in un articolo pubblicato su The Diplomat, la produzione del Kirin9000s “spingerà gli Stati Uniti ad ampliare ulteriormente la portata delle loro sanzioni e delle misure di controllo delle esportazioni. Di conseguenza, gli alleati statunitensi nella catena del valore dei semiconduttori —Corea del Sud, Taiwan, Germania e Paesi Bassi, che hanno sopportato il peso delle politiche statunitensi con perdite di entrate dal mercato cinese— avranno sempre più difficoltà a collaborare con gli Stati Uniti”. Ma sempre dalla Cina il 19 dicembre è arrivata un’altra notizia: il produttore cinese di Gpu Moore Threads ha annunciato la creazione di MTT S4000, la sua ultima scheda grafica per l’Intelligenza artificiale e i carichi di lavoro di calcolo dei data center. Moore Threads sta inoltre collaborando con molte altre aziende cinesi, tra cui Lenovo. Tutti indicatori che la Cina sta recuperando terreno. E in fretta.

L’interesse per l’Ai va oltre il significato geopolitico. Un dato lo spiega bene. Lisa Su durante la presentazione del suo microprocessore a novembre ha detto di aspettarsi che il mercato dei chip solo per l’intelligenza artificiale raggiungerà i 400 miliardi entro il 2027. Oggi l’intera industria dei microprocessori, dai frigoriferi agli smartphone, vale circa 600 miliardi. La stima di Su va ben al di là delle previsioni più rosee (Gartner ad esempio prevede una crescita del mercato di circa la metà nello stesso periodo). Ma ha il merito di fotografare la situazione: la gara all’Ai è appena cominciata e le aziende statunitensi hanno già le chiavi di una tecnologia destinata a cambiare tutto. Su l’ha tenuta tra le dita nei suoi riflessi verdastri. I suoi occhi sembravano dire: “È qui”.

 

Fonte Repubblica.it

7 Febbraio 2024/da Redazione
Tags: Innovazione in AI, Microprocessori avanzati, Sfida tecnologica AMD-NVIDIA
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