New Glenn di Bezos e Starship di Musk: la sfida dei super razzi verso il futuro spaziale
Sulle rampe di lancio americane sono pronti a partire due grandi vettori spaziali ideati per contribuire ad un cambiamento del futuro cosmico. Entrambi sono il frutto dei due più grandi protagonisti della nuova scena spaziale privata: Jeff Bezos fondatore di Amazon e Elon Musk fondatore di Tesla. Entrambi hanno creato pure due società spaziali; rispettivamente Blue Origin e l’ormai nota SpaceX. Società concentrate ora sullo sviluppo di potenti lanciatori capaci di determinare, appunto, un radicale cambiamento nelle possibilità e nel mercato.
Previsto nelle prime ore di domenica mattina, poi rimandato a lunedì mattina, dalla rampa 36 dell’US Air Force di Cape Canaveral decollerà il razzo New Glenn di Bezos, un gigante bistadio alto 98 metri, come un palazzo di trenta piani e un diametro di sette metri. Il primo stadio è recuperabile e la promessa è di poterlo riutilizzare almeno 25 volte su una piattaforma oceanica battezzata Jacklyn, il nome della madre di Bezos. Può portare in orbita bassa intorno alla Terra 45 tonnellate o sette tonnellate verso la Luna. Un aspetto importante oltre il riutilizzo, sono i propulsori a metano e ossigeno liquidi (BE-4) che la stessa Blue Origin ha disegnato e costruito. Si tratta di una nuova generazione di propulsori più green perché sostituiscono il tradizionale cherosene con metano bruciato assieme all’ossigeno, inquinando meno. Sono molto potenti (la spinta è di 240 tonnellate e il primo stadio ne ha sette fornendo una spinta totale di 1700 tonnellate. Il secondo stadio ha due propulsori BE-3U (ciascuno generatore di una spinta di 71 tonnellate) anch’esso prodotto da Bezos e funzionante a idrogeno e ossigeno liquidi, quindi ancora più puliti. La produzione dei motori è a Huntsville in Alabama, nota come Rocket City perché qui al centro Marshall della Nasa è stato costruito il Saturn-V col quale gli astronauti sono volati sulla Luna. Questi motori a metano sono anche utilizzati da un altro nuovo razzo americano, il Vulcan della United Launch Alliance che ha già effettuato una missione di collaudo.
Lo sviluppo del New Glenn così battezzato in onore al primo astronauta americano John Glenn, è durato dieci anni con un investimento di 2,5 miliardi di dollari (e 500 milioni garantiti dal Pentagono). In questo primo volo andrà su un’orbita a media altezza (tra 2.400 e 19.300 chilometri all’apogeo) collaudando il sistema Blue Ring Patfinder (DarkSky-1), un veicolo dedicato a trasportare satelliti su varie orbite. Nell’occasione, però, rimarrà agganciato al secondo stadio. Con Il New Glenn Bezos intende portare in orbita i satelliti della sua costellazione Kuiper concorrente a Starlink di Musk ma anche elementi di stazioni spaziali private che sta costruendo con altre società e compiere voli verso la Luna. Il New Glenn è il concorrente del Falcon Heavy di Elon Musk in una sfida ardua perché lo vende ad un prezzo molto inferiore.
Intanto Musk è alle prese con il settimo lancio del suo Starship (alto 122 metri) dalla base di Boca Chica in Texas, previsto lunedì 13 gennaio e progettato per sbarcare sulla Luna, portare grandi carichi e proiettarsi verso Marte. Come abbiamo visto nelle passate sei missioni è uno vettore straordinario sia nella concezione che nella tecnologia. Utilizza dei propulsori a metano (Raptor) che nella terza versione raggiungono i 280 tonnellate di spinta. Il primo stadio ne ha 33 e sei il secondo stadio. Quando entrerà in servizio regolarmente tutto sarà riutilizzabile.
Per il secondo stadio, l’astronave vera e propria, è una versione un po’ modificata rispetto ai veicoli del passato con interventi in alcuni punti della struttura e del sistema di protezione termica e soprattutto nel sistema di guida e controllo più “intelligente”. Questo modello sarà utilizzato anche nei prossimi test.
Durante il settimo volo suborbitale ci saranno due importanti novità: la prima è la riaccensione di un propulsore di Starship durante la traiettoria e poi il test di espulsione di dieci simulacri di satelliti Starlink della nuova generazione che Musk costruirà. Inoltre trenta telecamere trasmetteranno e controlleranno le diverse fasi del volo. Infine ci sarà sempre un ammaraggio ma questa volta ben più controllato e, se andrà bene, nel prossimo volo si ipotizza anche il suo atterraggio su piattaforma e il primo recupero. Sulla rampa di lancio, infine, sono stati installati nuovi radar per aiutare con maggior sicurezza il rientro del primo stadio tra le due braccia meccaniche. La nuova missione, dunque, rappresenta un passo avanti significativo rispetto al passato nell’intento di arrivare più rapidamente alla certificazione del vettore e dell’astronave con la quale gli astronauti dovrebbero sbarcare sulla Luna tra un paio d’anni.
Quando Starship entrerà in servizio, avendo la capacità di portare in orbita attorno alla Terra 150 tonnellate, provocherà un taglio ancora più significativo nei costi di lancio e quindi un effetto sul mercato più pesante rispetto ad oggi già rivoluzionato dall’arrivo dei Falcon-9.










