Gli effetti della microgravità sul corpo umano: il caso degli astronauti bloccati sulla ISS
Di ritorno dalla Stazione Spaziale Internazionale, dopo 289 giorni di viaggio, è saltato all’occhio il cambio di aspetto di Sunita Williams. Gli effetti collaterali sul corpo umano dopo una lunga permanenza nello spazio. Intanto il NyTimes racconta del «lauto» pagamento riservato a lei e al collega Butch Wilmore in questi mesi
Le differenze si notano soprattutto su di lei. Il sorriso è lo stesso, ma l’immagine di Sunita «Suni» Williams è decisamente cambiata in questi nove mesi. A sinistra la vediamo nel momento della partenza verso la Stazione Spaziale Internazionale, con la navicella Starliner di Boeing, lo scorso 5 giugno. Nove mesi più tardi, eccola (a destra) salutare dalla navella Dragon di SpaceX. I 289 giorni nello spazio sembrano aver provocato un accelerato invecchiamento sull’astronauta 59enne. E gli effetti si notano anche sul suo compagno di missione, Barry «Butch» Wilmore (62 anni), che ha condiviso con lei la stessa avventura in orbita con «l’imprevisto» di aver dovuto aspettare un passaggio per il ritorno a Terra a causa dell’impossibilità di rientrare con il mezzo di andata per problemi tecnici.
Al netto delle cure estetiche che — evidentemente — sono difficoltose in un contesto come quello di una stazione spaziale (per intenderci, Williams non ha potuto tingersi i capelli che dunque risultano più grigi rispetto a quanto è partita), le ricerche hanno già evidenziato delle importanti conseguenze su un corpo umano dopo una lunga permanenza nello spazio. Subito dopo l’ammaraggio nelle coste della Florida, i due astronauti hanno iniziato i test medici e la riabilitazione. La loro esperienza contribuirà sicuramente a dare agli scienziati nuovi dati fondamentali per capire come un corpo, evolutosi in funzione della forza di gravità terrestre, si comporta in assenza della gravità stessa.
Non è un record
Solitamente gli astronauti rimangono in orbita per circa 6 mesi. Suni Williams e Butch Wilmore vi sono rimasti più a lungo. Il record però è ancora quello di Valeri Poliakov (437 giorni) mentre è su Fancisco «Frank» Rubio, che ha trascorso 371 giorni di seguito sulla Stazione Spaziale internazionale. Contando tutte le missioni a cui ha partecipato, l’essere umano che può dire di aver passato più tempo in orbita sono Oleg Kononenko (mille giorni) e Peggy Whitson (675 giorni). Tutti casi da studiare per capire i cambiamenti che accusa il corpo, alcuni permamenti e altri no.
L’astronauta Suni Williams, dopo 288 giorni nello spazio è come se fosse invecchiata di 10 anni
Di certo c’è una rapida perdita muscolare, nonostante le due ore e mezza di esercizio fisico ogni giorno e l’assunzione di vitamina D. Così come una perdita di massa ossea: «Per ogni mese di permanenza nello spazio, le ossa portanti degli astronauti diventano circa l’1% meno dense se non si prendono precauzioni per contrastare questa perdita», spiega la Nasa. Una condizione chiamata atrofia. Gli stessi effetti di chi si ritrova costretto a letto per molto tempo (in questo senso va la sperimentazione per cui l’Agenzia Spaziale Europea cerca volontari). Secondo uno studio pubblicato su Nature nel 2022, metà della forza perduta si può recuperare con la riabilitazione una volta rientrati sulla Terra. Ci sono poi effetti sul cuore, che deve pompare meno sangue in assenza di gravità: una condizione che può portare ad aritmie. Mentre il diverso scorrimento del sangue e il possibile rallentamento in alcune parti del corpo può provocare coaguli. Per le stesse ragioni, il viso si può gonfiare, mentre mani e piedi diventano più sottili. E fragili: Williams e Wilmore sono infatti stati trasportati in barella fuori dalla navicella Dragon di SpaceX. La permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale per molti mesi provoca anche una alterazione del microbiota (l’insieme di organismi che convivono nel corpo).
I danni al Dna
Il maggiore pericolo arriva però dalle radiazioni. Al di fuori dell’atmosfera, gli astronauti sono esposti ad alti livelli di radiazioni e ne assorbono più di dieci volte la quantità che ci può raggiungere sulla Terra. Questo può portare a un danneggiamento del Dna e in particolare dei telomeri che si allungano durante il viaggio spaziale per poi accorciarsi rapidamente al ritorno sulla Terra. Questo accorciamento succede normalmente, ma con tempistiche molto più lente, mentre si avanza con l’età. Le radiazioni potrebbero anche modificare il processo di espressione genica — con cui la cellula trasforma le informazioni contenute nel Dna in molecole — e questo comporta possibili alterazini nelle risposte dell’organismo ai danni del Dna, nella formazione delle ossa e nelle reazioni del sistema immunitario.
Conseguenze estetiche
Certamente, a livello estetico, gli astronauti appaiono molto più sottili e dimagriti. Ma anche più alti: senza la gravità che ci «schiaccia» verso Terra, la colonna vertebrale si stira e si allunga. La pelle diventa più sottile — dunque più soggetta a tagli e irritazioni cutanee — però è anche più morbida. Williams e Wilmore possono poi apparire «tirati» per la difficoltà a ottenere un sonno riposante: sulla Stazione Spaziale Internazionale si dorme in un sacco a pelo legato alla parete con tappi nelle orecchie per attutire il rumore dei ventilatori e maschere sugli occhi contro l’intensa luce. Luce che però sicuramente non «abbronza»: la ISS è protetta da schermi solari per mitigare le radiazioni. I due astronauti non possono quindi che risultare molto pallidi. Infine ci sono i capelli: quelli di Suni Williams hanno attirato l’attenzione, anche perché più lunghi e decisamente più grigi rispetto a nove mesi fa. Al netto delle tinte mancate, c’è da aggiungere che la mancanza di gravità aumenta la pressione sul cuoio capelluto e questo può rovinare la chioma.
In 9 mesi hanno guadagnato meno di 1.500 dollari
Nonostante la debilitazione fisica, Suni e Butch hanno fatto ritorno a terra col sorriso. La loro permanenza «extra» di 278 giorni nello spazio — dovevano rimanere solo 8 giorni nella missione originale — li ha sì resi famosi, ma non ricchi. Il New York Times ha raccontato che per ogni giorno passato sulla Stazione Spaziale Internazionale hanno ricevuto un indennizzo di 5 dollari. Per un totale di 1.430 dollari in più rispetto al loro stipendio annuale di dipendenti federali (152.258 dollari). Trump ha detto di non essere a conoscenza del fatto e che, se necessario, pagherà di tasca sua gli extra.
Un quinto dei cinquemila euro dati a coloro che si offrono di partecipare al test dell’Agenzia Spaziale Eruopea per simulare l’assenza di gravità. Vitto e alloggio era compreso, ma anche se la paga non fosse stata ritenuta sufficiente, i due astronauti non avevano molta scelta. Prima dell’arrivo della navicella Dragon con due posti a loro riservati, non avrebbero comunque potuto tornare a casa.
fonte Corriere della Sera










