Overview Effect: vedere la Terra dallo spazio cambia la percezione del mondo
Perché il mondo sarebbe migliore se tutti lo vedessimo dallo spazio almeno una volta: cos’è l’Overview Effect
La missione di Blue Origin con Katy Perry e «lady Bezos» Lauren Sanchez lascia dietro di sé un’ondata di polemiche. Ma c’è un altro punto di vista
La «Missione NS-31» di Blue Origin che ha portato un equipaggio di sei donne nello Spazio, ha generato un’ondata di polemiche che non ha risparmiato né Jeff Bezos né Katy Perry. Tra i commenti più aspri quelli di Emily Ratajkowski e di altre voci, celebri e meno, che hanno criticato la presunta strumentalizzazione dell’empowerment femminile per meri fini di marketing. Un punto di vista non facilmente contestabile. A bordo della New Shepard il sestetto ha goduto del privilegio di poter osservare la Terra dallo spazio, almeno per alcuni minuti degli 11 complessivi di volo. Un breve viaggio che si traduce in una vera e propria dimostrazione di forza della compagnia di Bezos per il turismo spaziale. Ma che piaccia o no, è stato un momento storico, sicché era dal 1963 che un equipaggio di sole donne non valicasse il confine della Linea di Kàrmàn, posta convenzionalmente a 100km dal livello medio del mare per segnare il confine con lo Spazio. All’epoca, a trovarsi a gravità zero, la cosmonauta russa Valentina Tereshkova, come ha raccontato Cristina Marrone anche nel podcast Giorno per giorno del Corriere.
Gli attacchi
Gli attacchi non riguardano solo le motivazioni dietro alla selezione dell’equipaggio – che ha visto per altro la presenza dell’attivista Amanda Nguyễn, la prima donna vietnamita a volare nello spazio – ma anche il comportamento di Katy Perry, rea di aver mostrato la tracklist del suo prossimo tour. Tuttavia, le polemiche legate alla Perry partivano già da prima del volo spaziale, considerato «uno schiaffo» verso chi sta a Terra. Uno schiaffo da almeno 150.000 dollari (questo il costo della sola prenotazione del viaggio). Che è comunque meno di uno stipendio di uno sportivo o di una Ferrari «base», se proprio vogliamo fare del qualunquismo. A criticare in modo aspro la Perry e Bezos la top model, nota anche per le sue posizioni a favore della sostenibilità Emily Ratajkowski, che ha detto: «Questa missione è roba da fine dei tempi. È una parodia di se stessa. Parlano di amore per Madre Terra mentre usano risorse enormi per un volo spaziale finanziato da una compagnia che contribuisce in modo massiccio alla distruzione del pianeta». Sarà, ma proviamo a concentrarci sulle cose belle della missione.
L’overview effect, ovvero l’effetto overview
La Perry, che per l’occasione ha cantato What a wonderful world e che piaccia o no è stata consegnata ai libri di storia, ha affermato circa questa missione: «È stata l’esperienza più significativa della mia vita dopo la maternità. Ti senti piccola, eppure collegata a tutto. È qualcosa che ti cambia. E spero che cambi anche la percezione di cosa possono fare le donne». Potranno sembrare frasi di circostanza, ma in realtà dietro c’è qualcosa (forse) di più profondo, ovvero l’Overview Effect, o effetto overview. Un termine inventato dallo scrittore e filosofo classe ’46, Frank White, che nel suo libroThe Overview Effect: Space Exploration and Human Evolution del 1987, racconta l’impatto psicologico che gli astronauti hanno vissuto nel corso delle missioni spaziali. Si tratta nello specifico di un «cambiamento di prospettiva» da parte di chi ha avuto l’opportunità di osservare il pianeta Terra dallo Spazio.
Tra gli astronauti folgorati da quella posizione di privilegio, troviamo William Anders, membro dell’equipaggio dell’Apollo 8, che scattò nel 1968 la foto qui sopra. L’astronauta successivamente dichiarò: «Abbiamo fatto tutto quel viaggio per esplorare la Luna, ma la scoperta più importante è stata la Terra». Edgar Mitchell, sull’Apollo 14 nel 1971 e dopo aver passeggiato sul nostro satellite naturale, riferì nel 2008 alla Bbc che «Guardando la Terra dallo spazio, ho provato un senso di unità con tutto ciò che esiste. È stato un momento di estasi». E ancora: Ron Garan, ad un Tex Talk del 2011, affermò che «Dallo spazio, la Terra appare come un organismo vivente senza confini. È impossibile non sentirsi parte di un tutto». Ancora, nel 2015 l’astronauta Nicole Scott: «Dallo spazio, la Terra appare come un organismo vivente senza confini. È impossibile non sentirsi parte di un tutto». Thomas Pesquet, dell’Esa a Le Monde nel 2017: «Dallo spazio, si vedono chiaramente gli effetti dell’attività umana sul pianeta. È un promemoria potente della nostra responsabilità».












