Francia e Germania ai ferri corti sul programma FCAS: quale futuro per il caccia di sesta generazione europeo?
Il Future Combat Air System (FCAS) è il progetto europeo di punta per il nuovo caccia di sesta generazione, nato dalla collaborazione tra Francia, Germania e Spagna. Lanciato ufficialmente nel 2017, il programma mira a sostituire dal 2040 i Rafale francesi e gli Eurofighter tedeschi e spagnoli, integrando un sistema di sistemi che includerà aerei da combattimento di nuova generazione, droni di supporto remoto e un cloud digitale per la gestione e condivisione dei dati in tempo reale tra le varie piattaforme.
Negli ultimi mesi, però, il progetto da oltre 100 miliardi di euro è tornato sotto i riflettori a causa di crescenti tensioni tra Parigi e Berlino. La Francia ha infatti avanzato la richiesta formale di ottenere l’80% della quota di lavoro industriale e tecnologica nell’ambito del programma, un cambiamento che rischia di annullare le precedenti intese sulla suddivisione delle responsabilità tra i tre partner. Secondo fonti industriali e parlamentari tedesche, se questa richiesta venisse effettivamente applicata, la Germania non sarebbe disposta a finanziare un progetto guidato quasi esclusivamente da Parigi e ciò potrebbe segnare la fine della presenza tedesca nel FCAS.
Sul fronte industriale, la situazione si è fatta tesa anche tra i principali attori coinvolti: Dassault Aviation per la Francia, Airbus per la Germania e Indra per la Spagna. Le divergenze riguardano temi cruciali come la proprietà intellettuale e le politiche di esportazione, oltre che la suddivisione pratica del carico di lavoro nei vari pilastri del progetto (velivolo, motore, droni remoti e cloud da combattimento). Alcuni osservatori, come il CEO di Dassault Aviation Éric Trappier, hanno pubblicamente criticato la collaborazione con Airbus, sottolineando la lentezza decisionale e amministrativa dell’alleato tedesco.
Nel dicembre 2022, il programma ha comunque segnato una tappa importante con l’assegnazione del contratto per la Fase 1B, del valore di 3,2 miliardi di euro, destinata a finanziare la realizzazione del dimostratore tecnologico e dei suoi principali sistemi per oltre tre anni. Tuttavia, il passaggio alla fase successiva resta incerto proprio a causa delle recenti dispute.
Sul piano geopolitico, inoltre, il progetto FCAS si inserisce in un contesto di crescente competizione europea dopo la Brexit, con la presenza del programma concorrente Global Combat Air Program (GCAP), che vede la collaborazione tra Regno Unito, Italia e Giappone per lo sviluppo di un altro caccia di sesta generazione.
Il futuro del FCAS appare oggi appeso a un filo: nei prossimi mesi, tali tensioni dovranno essere risolte per non compromettere la leadership tecnologica e strategica dell’industria europea della difesa. Resta da vedere se prevarrà lo spirito di cooperazione o se ogni nazione deciderà di seguire la propria via autonoma, disperdendo così risorse e potenzialità




