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Aereospazio

M-346 comanda droni Baykar: Leonardo lancia il primo “War Case” a metà 2026

Il CEO di Leonardo Roberto Cingolani ha annunciato un test senza precedenti: l’M-346 come “nave madre” che comanda due caccia senza pilota Baykar in volo simultaneo. La dimostrazione avverrà entro metà 2026 come parte della roadmap del “Michelangelo Dome” presentata nel Piano Industriale 2026-2030. È il primo “War Case” italiano nel campo dei Collaborative Combat Aircraft. Una partnership italo-turca inedita che posiziona Leonardo all’avanguardia nella difesa aerea multidominio.

L’annuncio di Cingolani

Presentando il Piano Industriale a Roma il 12 marzo 2026, Cingolani ha dichiarato: “A metà del 2026 dimostreremo il primo War Case”. Il test prevede un volo in cui l’M-346 comanda direttamente due fighter non pilotati prodotti in collaborazione con Baykar Technology. “Saranno operati direttamente dall’aereo madre”, ha precisato il CEO. La prima campagna di prove in volo in forma riservata è prevista tra aprile e maggio, seguita da una fase pubblica. Nessun dettaglio è stato divulgato su località e profili di missione. Il programma rientra nello sviluppo delle operazioni congiunte uomo-macchina, con l’obiettivo di impiegare droni per compiti operativi ad alto rischio.

Per approfondire la cooperazione industriale italiana nella difesa, leggi l’intervista a Lorenzo Mariani di MBDA su Kelvin273. Tutti i dettagli tecnici su FlightGlobal.

L’M-346 come piattaforma CCA

L’M-346 è un addestratore a getto transonico bimotore con comandi di volo fly-by-wire a ridondanza quadrupla. La configurazione digitale avanzata lo rende ideale come nodo di coordinamento per sistemi senza equipaggio. Nella variante Block 20 integra un computer di missione aggiornato, radar AESA e interfacce per la gestione di droni gregari. Il concetto di “nave madre” mantiene il pilota umano nel circuito decisionale mentre i droni eseguono compiti operativi rischiosi. Il velivolo biposto consente addestramento specifico degli operatori CCA direttamente in missione. Interesse crescente arriva da nazioni con budget limitato che vedono nell’M-346 una soluzione economicamente accessibile per il combattimento avanzato. La piattaforma si collega alla visione strategica del GCAP per l’integrazione con caccia di sesta generazione.

Per approfondire la produzione di caccia italiani, leggi l’articolo di Kelvin273 su Leonardo Cameri e F-35. Aggiornamenti tecnici su Leonardo ufficiale.

Il partner turco: Baykar e il Kizilelma

La partnership è con Baykar Technology, azienda turca che nel primo trimestre 2026 ha consegnato i primi esemplari di serie del Bayraktar Kizilelma alle Forze Armate turche. Il Kizilelma è il primo caccia unmanned turco con capacità aria-aria, sistema radar, guida missilistica oltre-visuale e sistemi elettro-ottici integrati. A fine 2025 due prototipi Kizilelma hanno eseguito volo in formazione ravvicinata autonomo con algoritmi di “smart fleet autonomy”. Il velivolo utilizza ridondanza tripla nel controllo con computer di missione, di navigazione e software in parallelo. L’integrazione con l’M-346 italiano come piattaforma C2 rappresenta un salto qualitativo per entrambi i sistemi. Questa collaborazione italo-turca dimostra la crescente convergenza industriale tra Paesi NATO nell’era dei sistemi unmanned.

Approfondimenti su Army Recognition.

Il Michelangelo Dome

Il test M-346-Baykar rientra nel progetto “Michelangelo Dome”, la visione di difesa multidominio di Leonardo. Il sistema opera in un contesto in cui piattaforme aeree pilotate e non pilotate integrano la rete di C2, sensori ed effettori. L’obiettivo finale è la neutralizzazione di minacce aeree avanzate attraverso swarm cooperativi controllati da un operatore umano. Il Michelangelo Dome si posiziona come risposta italiana al programma CCA americano e si integra con la prospettiva GCAP. Il Piano Industriale 2026-2030 prevede investimenti crescenti in questo segmento con timeline chiare. La dimostrazione di metà 2026 sarà un banco di prova cruciale per gli ordini militari italiani ed esteri futuri.

7 Maggio 2026/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2026/03/D70_7992_M-346_T-medium-res-rev-acn_01-scaled-1.jpg 1703 2560 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2026-05-07 10:41:062026-03-27 19:40:38M-346 comanda droni Baykar: Leonardo lancia il primo “War Case” a metà 2026
Aereospazio, Rassegna Stampa

Virtute 1 premiata negli USA: Villadei vince l’AAS Award 2025

Il Colonnello Walter Villadei e la missione suborbitale Virtute 1 hanno ricevuto il premio “Advancement of International Cooperation Award 2025” dell’American Astronautical Society (AAS). La cerimonia si è tenuta il 13 marzo 2026 a Washington. Il riconoscimento è stato ritirato da Villadei, comandante della missione, e da Michael Massucci, comandante della navicella VSS Unity di Virgin Galactic. È la prima volta che una missione spaziale italiana riceve un simile riconoscimento negli Stati Uniti.

Cos’è la missione Virtute 1

Virtute 1 — acronimo di Volo Italiano per la ricerca e la Tecnologia sUborbiTalE — è la prima missione suborbitale italiana con equipaggio. Il volo è decollato il 29 giugno 2023 dallo Spaceport America nel New Mexico, a bordo della navicella VSS Unity di Virgin Galactic. L’equipaggio era composto da tre italiani: il Col. Villadei, comandante, il Ten. Col. Angelo Landolfi, medico aerospaziale, e il Dott. Pantaleone Carlucci del CNR. La missione durava 90 minuti ed ha raggiunto la quota suborbitale oltre i 80 km. A bordo sono stati condotti 13 esperimenti in microgravità su medicina, materiali avanzati, fisica dei fluidi e fisiologia. Nata da un accordo commerciale tra l’Aeronautica Militare e Virgin Galactic, è in linea con il Piano Spaziale della Difesa italiana. Virtute 1 ha aperto la strada al successivo volo orbitale di Villadei con Axiom Mission 3 nel gennaio 2024.

Per approfondire le attività spaziali italiane, consulta la sezione industria aerospaziale di Kelvin273. Dettagli ufficiali su Aeronautica Militare Italiana.

Il profilo di Walter Villadei

Nato a Roma il 29 aprile 1974, Walter Villadei è colonnello dell’Aeronautica Militare e ingegnere spaziale. Nel 2021 è stato selezionato per il programma di addestramento astronauta presso il Johnson Space Center della NASA, grazie a un accordo tra Aeronautica Militare e Axiom Space. Con Virtute 1 nel 2023 ha completato il primo volo suborbitale, diventando il primo astronauta militare italiano in missione commerciale. Nel gennaio 2024 ha raggiunto la ISS come pilota di Axiom Mission 3 a bordo del Crew Dragon Freedom di SpaceX. Ha trascorso 21 giorni, 15 ore e 41 minuti in orbita, rientrando il 9 febbraio 2024. È il primo astronauta italiano ad andare nello spazio al di fuori delle missioni ESA. Nel dicembre 2025 ha vinto anche il Premio Broglio in Italia. Per approfondire gli effetti della microgravità come quelli studiati durante Virtute 1, leggi l’articolo di Kelvin273 sul caso Williams e Wilmore.

Ulteriori informazioni su Bologna Business School.

Il valore del premio AAS

L’American Astronautical Society è la principale rete professionale del settore spaziale americano. L’AAS Advancement of International Cooperation Award premia missioni che promuovono la collaborazione internazionale nello spazio. Il riconoscimento per Virtute 1 valorizza il modello italiano di partnership tra difesa militare, ricerca pubblica e industria privata commerciale. La missione ha dimostrato che un Paese di medie dimensioni può essere protagonista attivo nella nuova era dei voli spaziali commerciali. Il premio consolida il posizionamento internazionale dell’Aeronautica Militare come attore spaziale credibile.

Approfondimenti su Meteoweb.

23 Aprile 2026/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2023/09/Copia-di-Evento4BTS@4RTM__145-scaled.jpg 1703 2560 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2026-04-23 10:36:262026-03-27 19:38:53Virtute 1 premiata negli USA: Villadei vince l’AAS Award 2025
Aereospazio, Rassegna Stampa

Rifornimento in orbita: l’innovazione chiave dello Space 2.0

L’esplorazione spaziale sta attraversando una trasformazione radicale con l’avvento dello Space 2.0. Questa nuova era combina missioni lunari con equipaggio e commercializzazione dell’orbita terrestre bassa. Il rifornimento in orbita rappresenta la tecnologia chiave per abilitare missioni sostenibili.

La rivoluzione del rifornimento orbitale

Il rifornimento in orbita (OOR) prevede il trasferimento di propellente tra veicoli spaziali. La NASA ha investito decenni di ricerca in questa tecnologia. SpaceX sviluppa sistemi per rifornire la Starship HLS destinata alle missioni Artemis.

L’architettura prevede cisterne Starship in orbita rifornite da 10-20 lanci consecutivi. Queste fungeranno da depositi per altri veicoli spaziali. La tecnologia potrebbe aprirsi anche a clienti terzi. Come illustrato nell’articolo su Artemis e il ritorno sulla Luna, questi sviluppi sono fondamentali per il programma NASA.

Space 2.0 e sostenibilità orbitale

Lo Space 2.0 si caratterizza per l’approccio commerciale e sostenibile all’esplorazione. La riutilizzabilità dei razzi ha ridotto drasticamente i costi di lancio. Il recupero dei booster rappresenta un cambiamento di paradigma.

Attualmente i satelliti sono progettati come tecnologia monouso. Durano mediamente 4-8 anni prima di diventare detriti spaziali. Il rifornimento in orbita estende la vita operativa dei satelliti. Questa innovazione è cruciale per evitare l’accumulo di rifiuti spaziali.

Il problema dei detriti spaziali

Dall’epoca dello Sputnik sono stati effettuati circa 6.960 lanci. Questi hanno posizionato 22.310 satelliti in orbita. Si sono verificati oltre 650 eventi di rottura o collisione.

L’orbita terrestre bassa è sempre più affollata di detriti. Le megacostellazioni come Starlink con oltre 7.600 satelliti aggravano il problema. Project Kuiper di Blue Origin aggiungerà migliaia di nuovi satelliti. Come discusso nell’articolo sui satelliti in orbita bassa, il mercato è in forte espansione.

Progetti commerciali di rifornimento

Orbit Fab sviluppa la prima stazione di servizio spaziale commerciale. L’azienda ha creato l’interfaccia RAFTI per il rifornimento rapido. Fornirà idrazina in orbita geostazionaria dal 2025.

Astroscale ha sviluppato il sistema APS-R per rifornimenti multipli. Utilizza un serbatoio di stoccaggio in orbita di parcheggio. Un satellite fa la spola rifornendo veicoli operativi. Il progetto è finanziato con 25,5 milioni dalla Space Force. Per approfondire il tema della sostenibilità orbitale, consultare questo articolo di Orbit Fab.

La Cina pioniera nel rifornimento GEO

Nel luglio 2025, i satelliti cinesi Shijian-21 e Shijian-25 si sono agganciati in orbita geostazionaria. Rappresenta il primo tentativo di rifornimento ad alta quota. La manovra è avvenuta a oltre 35.000 km di altitudine.

SJ-25 è stato lanciato per verificare tecnologie di rifornimento e servizio. SJ-21 aveva precedentemente rimosso un satellite inattivo. Le operazioni dimostrano capacità avanzate nei servizi orbitali. Maggiori dettagli sulla missione cinese sono disponibili qui.

Artemis e il rifornimento lunare

Il programma Artemis riporterà astronauti sulla Luna. SpaceX fornirà il lander Starship HLS per Artemis III. La missione è prevista non prima del 2027.

Starship HLS richiede rifornimento in orbita terrestre prima di raggiungere la Luna. La procedura non è mai stata testata completamente. Rappresenta il tallone d’Achille della missione secondo alcuni esperti. La NASA ha ridotto i siti di allunaggio da 13 a 9 in attesa di sviluppi. Ulteriori informazioni sul lander lunare sono disponibili sul sito NASA.

Verso un futuro spaziale sostenibile

Lo Space 2.0 richiede impegno verso la sostenibilità nello spazio. Le navette devono essere progettate per uso multiplo. Il rifornimento in orbita massimizza il carico utile trasportabile.

Starship potrebbe trasportare fino a 150 tonnellate sulla Luna con il rifornimento. Questo cambia il paradigma della progettazione delle missioni. L’innovazione tecnologica e la visione strategica stanno trasformando l’esplorazione spaziale. Il futuro dello Space 2.0 dipende dalla capacità di rendere sostenibili le operazioni orbitali.

20 Ottobre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/10/dorbit-satellite.jpg 720 1280 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-10-20 19:15:522025-10-03 19:21:20Rifornimento in orbita: l’innovazione chiave dello Space 2.0
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Reattore nucleare sulla Luna: la Nasa punta a energia sicura entro il 2030

La Nasa e la corsa per la Luna

La Nasa intende essere la prima nazione a installare un reattore nucleare sulla Luna, capace di produrre almeno 100 kilowatt di energia elettrica entro il 2030. Questo progetto fa parte di una nuova corsa spaziale contro la Cina, dove l’obiettivo è raggiungere e rivendicare la parte migliore della Luna, ricca di ghiaccio e luce solare. Sean Duffy, amministratore ad interim della Nasa, ha sottolineato che per stabilire una presenza umana sulla superficie lunare è fondamentale disporre di energia affidabile.startmag

Perché un reattore nucleare sulla Luna

La Luna ruota molto lentamente, determinando due settimane consecutive di buio, rendendo l’energia solare inefficiente per una base abitata. I rover robotici, infatti, spesso non sopravvivono alla notte lunare. Il reattore nucleare da 100 kilowatt fornirebbe elettricità sufficiente a garantire operazioni continue, assicurando energia pari a quella consumata da una famiglia americana media in 3,5 giorni. Questa fonte è cruciale non solo per la vita sulla Luna ma anche per future missioni su Marte.startmag

Il fabbisogno energetico e i progetti in corso

La Nasa ha già collaborato con il Dipartimento dell’Energia per sviluppare un sistema a fissione che può fornire almeno 40 kilowatt per alimentare 30 famiglie per 10 anni. Tuttavia, il fabbisogno per operazioni umane a lungo termine sulla Luna è stimato intorno a 100 kWe. Questo impone la necessità di un reattore di potenza maggiore.startmag

Tempistiche e sicurezza del lancio

Non è ancora chiaro quando sarà costruita una base lunare, ma è certo che il reattore non sarà lanciato attivo a bordo dei razzi. Sean Duffy ha precisato che non si prevede un lancio diretto di un reattore attivo per la Luna, mitigando così i rischi associati al trasporto.startmag

Le sfide tecniche e il parere degli esperti

Un reattore nucleare sulla Luna deve affrontare sfide come lo sviluppo di materiali per resistere ad alte temperature e convertire efficacemente il calore in energia elettrica. Kevin Au di Lockheed Martin ha evidenziato queste difficoltà, ma esperti come Sebastian Corbisiero dell’Idaho National Laboratory rassicurano sulla fattibilità del progetto, definendolo “assolutamente realizzabile” e non fantascientifico

15 Ottobre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/06/aqkszmi3oxmhthnqyxgx.png 1024 1024 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-10-15 18:06:442025-09-17 18:37:29Reattore nucleare sulla Luna: la Nasa punta a energia sicura entro il 2030
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Redwire fornirà pannelli solari ROSA per Axiom Station

Il 25 settembre 2025, Redwire Corporation ha ottenuto un contratto strategico da Axiom Space per la fornitura dei pannelli solari ROSA. Questi sistemi alimenteranno il modulo AxPPTM, il primo elemento della futura Axiom Station. Il lancio è previsto per la fine del 2027.

La tecnologia ROSA di Redwire

I pannelli solari ROSA (Roll-Out Solar Array) rappresentano un’innovazione nel settore dell’energia spaziale. La tecnologia si srotola come un metro a nastro, risultando compatta e leggera. Ogni pannello può generare oltre 28 kilowatt di potenza.

ROSA ha già dimostrato la sua affidabilità sulla Stazione Spaziale Internazionale. Ha alimentato anche la sonda DART della NASA, schiantatasi sull’asteroide Dimorphos. Il tasso di successo in orbita è del 100%. Come evidenziato nell’articolo sulla missione DART, questa tecnologia ha reso possibile importanti missioni di difesa planetaria.

Il modulo AxPPTM

Il Payload Power Thermal Module sarà il primo elemento di Axiom Station lanciato nello spazio. Fornirà capacità di potenza e controllo termico equivalenti a quelle della ISS. Inizialmente sarà agganciato alla Stazione Spaziale Internazionale.

La struttura primaria viene costruita da Thales Alenia Space a Torino. L’integrazione finale avverrà a Houston negli stabilimenti di Axiom Space. Il modulo rappresenta un traguardo storico per la costruzione di veicoli spaziali con equipaggio negli Stati Uniti.

L’espansione modulare della stazione

Dopo AxPPTM, seguirà il lancio di Habitat 1 nel 2028. Il modulo ospiterà quattro membri dell’equipaggio. Ogni cabina personale è dotata di una grande finestra con vista sulla Terra.

Successivamente arriveranno una camera di compensazione, Habitat 2 e il Centro di Ricerca e Produzione. Axiom Station raggiungerà la piena operatività entro il 2030. L’approccio graduale permette di testare progressivamente tutti i sistemi. Per approfondire il ruolo italiano, si consiglia di leggere l’articolo sul contributo di Thales Alenia Space alle stazioni spaziali.

Il contributo italiano

Thales Alenia Space rappresenta l’eccellenza italiana nel settore aerospaziale. L’azienda ha oltre 40 anni di esperienza nella costruzione di infrastrutture orbitali. Ha già costruito moduli per la ISS, incluso il Node 2.

La produzione a Torino utilizza tecniche di saldatura innovative. Il processo friction stir welding migliora l’affidabilità meccanica. I moduli completati saranno trasferiti a Houston per l’assemblaggio finale. La collaborazione internazionale rafforza la posizione dell’Italia nel settore spaziale, come evidenziato anche nell’articolo sui satelliti in orbita bassa.

Verso l’autonomia operativa

Quando Habitat 1 sarà lanciato, AxPPTM si sgancerà dalla ISS. I due moduli si agganceranno in orbita formando una stazione indipendente. Questo approccio garantisce la continuità della presenza umana in orbita terrestre bassa.

Axiom Station diventerà una piattaforma commerciale per governi e aziende. Offrirà servizi di ricerca scientifica e produzione in microgravità. La stazione rappresenta il futuro della commercializzazione spaziale. Per maggiori dettagli sulla strategia di Axiom, consultare la pagina ufficiale della stazione.

Un mercato in crescita

Mike Gold, presidente di Redwire per il settore civile e internazionale, ha sottolineato l’importanza strategica del contratto. Redwire si conferma partner di riferimento per soluzioni energetiche spaziali. La collaborazione rafforza la leadership americana nell’orbita terrestre bassa.

L’accordo segna un passo fondamentale verso stazioni spaziali commerciali indipendenti. Con il ritiro programmato della ISS, Axiom Station garantirà continuità operativa. La tecnologia ROSA alimenterà anche il Gateway lunare della NASA.

Il progetto rappresenta un investimento nel futuro dell’esplorazione spaziale. La presenza umana permanente in orbita aprirà nuove opportunità scientifiche. Axiom Station diventerà il fulcro di una rete globale di attività commerciali spaziali.

13 Ottobre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/10/International_Space_Station_salutes_the_Sun_pillars.jpg 1080 1920 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-10-13 19:09:292025-10-03 19:15:38Redwire fornirà pannelli solari ROSA per Axiom Station
Aereospazio, Rassegna Stampa

Vertice Meloni: investimenti dual use tra difesa e crescita civile

Il vertice sulla difesa: una nuova strategia dual

Il recente vertice presieduto da Giorgia Meloni ha visto la partecipazione dei vertici di Fincantieri, Leonardo, Invitalia e Ferrovie dello Stato, segnando una svolta sulle strategie di investimento dual. La frase chiave “dual” è stata al centro dei lavori del tavolo, con l’obiettivo di massimizzare ricadute civili derivanti dagli investimenti militari.policymakermag

Meloni e i ministri Tajani, Crosetto e Giorgetti, insieme ai CEO delle aziende coinvolte, hanno discusso come impiegare le risorse europee e nazionali su tecnologie e infrastrutture dual. L’idea è creare sinergie tra difesa e settori strategici civili, favorendo occupazione, know-how ed economia.policymakermag

Prestiti Safe e opportunità europee

Al vertice si è parlato in modo approfondito dei prestiti Safe della Commissione Europea, strumenti pensati per agevolare nuovi impegni di spesa nel comparto difesa senza pesare sul Patto di Stabilità. L’Italia punta a ottenere fino a 14 miliardi in cinque anni, con rientro in 45 anni, per finanziare parte degli sforzi dettati dal piano Readiness 2030 e dal programma ReArm Europe.

Anche Belgio, Spagna, Francia e altri paesi UE hanno fatto richiesta di questi prestiti. Complessivamente, l’Unione Europea destina 150 miliardi di euro a Safe per sostenere una crescita competitiva e sicura.

Maggiori dettagli sulle politiche UE e sulle iniziative Horizon Europe sono disponibili su argomenti correlati come Horizon Europe apre al dual-use e rilancia la difesa e Difesa e innovazione: svolta UE su tecnologie dual use.first.art-er+1

Dual use: ricadute civili e prossimi passi

Il concetto di “dual” è centrale: si punta su investimenti in elicotteri, navi, tecnologie avanzate e infrastrutture che, pur nascendo per la difesa, possono tradursi in benefici civili. L’esempio più noto è il progetto del Ponte sullo Stretto, ora candidabile a fondi UE proprio grazie alla clausola dual use, coprendo parte dei 13,5 miliardi necessari.

Nei prossimi mesi, le aziende coinvolte dovranno dettagliare proposte capaci di generare occupazione, innovazione e ritorni economici stabili, secondo criteri utili anche al posizionamento europeo di ricerca e industria.

Sul tema della crescita industriale e spazio italiano, leggi anche:

  • Globalstar e SpaceX: nuovo accordo e la sfida sulle frequenze con la FCC

  • Francia e Germania ai ferri corti sul programma FCAS

Dual use e industria italiana: una sfida per il futuro

L’attenzione agli investimenti dual è il filo conduttore di una strategia volta a rafforzare l’industria nazionale e la collaborazione europea. L’interazione tra risorse della Difesa e sviluppo civile promette nuove opportunità per il tessuto economico italiano, con impatti sulla competitività internazionale e la resilienza tecnologica.

Scopri di più sulle sinergie civili e militari e su come la UE investe in ricerca e infrastrutture nei collegamenti esterni:

  • Readiness 2030: le tecnologie dual-use al centro della strategia UEagendadigitale

  • Il White Paper che cambierà l’industria della difesa europea

8 Ottobre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png 0 0 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-10-08 10:59:112025-09-17 18:37:35Vertice Meloni: investimenti dual use tra difesa e crescita civile
Aereospazio, Rassegna Stampa

Star: il ruolo di Starlink in Ucraina con l’ok di Trump

Introduzione: la frase chiave nel contesto

Star è oggi fulcro delle strategie di comunicazione in Ucraina, grazie al recente via libera degli Stati Uniti guidati da Trump. Il servizio Starlink, voluto da Elon Musk, non rappresenta solo una tecnologia, ma un vero e proprio asset per la sicurezza e la capacità operativa delle forze ucraine.

Starlink: la spina dorsale della resistenza ucraina

L’approvazione dell’estensione dei servizi Star è stata decisa nel luglio scorso, quando l’amministrazione Trump ha stretto un accordo con gli alleati europei: questi ultimi finanzieranno sia l’acquisto di sistemi militari come i Patriot che l’impiego di Starlink per le comunicazioni sicure delle truppe a Kiev. Il costo totale per l’upgrade dei servizi Star è di 150 milioni di dollari, appaltato a Starlink Services, una società controllata da SpaceX.

L’importanza dei terminali Star dopo l’invasione

Dopo l’invasione russa del febbraio 2022, l’Ucraina ha chiesto immediatamente a Musk l’invio di terminali Star. Da allora Star è la chiave delle comunicazioni civili e militari, soprattutto dove Mosca tenta di bloccare internet. SpaceX ha investito moltissimo per rafforzare la resilienza del sistema contro i cyberattacchi russi.

Regole, limiti e rischi nell’uso di Starlink

Starlink ha imposto limiti all’uso della tecnologia per scopi offensivi, vietando formalmente l’impiego per il pilotaggio remoto dei droni d’attacco ucraini. Tuttavia, le truppe sfruttano Star per garantire il coordinamento militare in tutta la linea del fronte, come confermato da fonti ufficiali di Kiev e da testimonianze raccolte sul campo.

Scopri di più sulle implicazioni tecnologiche nell’articolo su Globalstar e SpaceX, nuovo accordo con la FCC e approfondisci il ruolo della space economy europea.

Nuove sfide e possibili alternative a Starlink

L’Europa, preoccupata dalla dipendenza strategica, sta valutando alternative come la costellazione OneWeb di Eutelsat, mentre Bruxelles è pronta a sostenere nuovi contratti per aumentare la sicurezza delle comunicazioni ucraine. Tuttavia, ad oggi, Star resta insostituibile per velocità, copertura e scalabilità tecnica.

Leggi anche: Officina Stellare e nuovi contratti per l’Europa.

Star: simbolo di resilienza e diplomazia tecnologica

Star compare al centro dei ringraziamenti pubblici di Zelensky verso Musk, mentre gli alleati occidentali rafforzano la collaborazione finanziaria per sostenere la resistenza ucraina. La frase chiave “Star” è presente in ogni sviluppo della vicenda, e senza questa tecnologia la posizione ucraina sarebbe molto più debole di fronte alle interruzioni digitali orchestrate dalla Russia

Approfondisci:

  • Approfondisci le trattative fra UE e Starlink su Agenda Digitale.

  • Leggi di più sulle performance dei satelliti su Spaceconomy360.

  • Scopri il quadro geopolitico nell’analisi di ISPI.

1 Ottobre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/09/2022-05-03T002516Z_1147569926_HP1EI5301607C_RTRMADP_3_FASHION-MET-GALA-1024x680-1.jpg 680 1024 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-10-01 10:37:112025-09-17 18:37:36Star: il ruolo di Starlink in Ucraina con l’ok di Trump
Aereospazio, Rassegna Stampa

Luna: perché gli USA rischiano di arrivare dopo la Cina con Artemis

Perché il sorpasso è possibile

Gli Stati Uniti hanno vinto la prima corsa del 1969, ma oggi sulla Luna potrebbero arrivare dopo la Cina se il programma Artemis rallenta ancora, dicono esperti ascoltati dal Senato USA il 3 settembre .
La nuova competizione è strategica: chi sbarca per primo potrà impostare regole su risorse, governance e partnership, con impatti geopolitici duraturi sulla Luna e oltre .

Cosa dicono gli esperti

In audizione, l’ex amministratore NASA Jim Bridenstine ha avvertito che, senza cambiamenti, è “altamente improbabile” battere la timeline cinese verso la Luna, citando rischi architetturali e operativi di Artemis .
Le testimonianze hanno richiamato ritardi, incertezza di bilancio e impegni altalenanti come fattori che possono spingere partner e fornitori verso tecnologie cinesi in rapido avanzamento sulla Luna .

I ritardi di Artemis

NASA ha rinviato Artemis II, il primo volo con astronauti attorno alla Luna, da settembre 2025 ad aprile 2026, e colloca Artemis III, il primo allunaggio, al 2027, date che molti analisti ritengono a rischio slittamento .
L’architettura HLS fa leva su Starship di SpaceX per l’allunaggio: serviranno numerosi rifornimenti in orbita per il lander lunare, una complessità che, secondo le audizioni, accresce il rischio di non arrivare primi sulla Luna .
Nel 2023 NASA ha anche selezionato Blue Origin come secondo fornitore HLS per mitigare rischi e accelerare la capacità di sbarco sulla Luna .

Il ritmo cinese

La Cina punta a far atterrare taikonauti sulla Luna prima del 2030 e ha mostrato progressi recenti: test del sistema di aborto a giugno, static fire del Long March 10 ad agosto e dimostrazione di un lander .
Pechino promuove l’ILRS per una base lunare entro il 2035 e, secondo i media cinesi citati dagli esperti, consolida alleanze e chiarezza d’intenti, un vantaggio competitivo sulla Luna .

Standard e alleanze

Gli Accordi Artemis superano i 50 firmatari e mirano a regole trasparenti per attività e risorse sulla Luna e nello spazio cislunare, mentre la Cina costruisce adesioni a ILRS per la propria architettura .
Come ricordato in audizione, chi stabilirà per primo una presenza sulla Luna detterà le regole del gioco su risorse, governance e collaborazioni, condizionando assetti economici e diplomatici globali .

La posizione della NASA

L’amministratore ad interim Sean Duffy respinge l’idea di perdere la corsa alla Luna e promette che gli Stati Uniti arriveranno per primi, pur ammettendo la necessità di bilanciare sicurezza e progresso .
Servono disciplina di programma e certezze di bilancio per rispettare la finestra 2026–2027 e consolidare l’ecosistema industriale e internazionale di Artemis sulla Luna .

Link utili e risorse

  • Approfondimento sul rischio di perdere la corsa alla Luna secondo gli esperti del Senato USA

  • Dichiarazioni di Sean Duffy sulla determinazione NASA a vincere la corsa alla Luna

  • Galleria ufficiale NASA di immagini Artemis I, utile come media “Luna” per il tuo articolo

17 Settembre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/09/prelaunch_with_full_moon_ksc-20220614-ph-csh01_0068.webp 1152 768 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-09-17 17:28:222025-09-17 18:37:42Luna: perché gli USA rischiano di arrivare dopo la Cina con Artemis
Aereospazio, Rassegna Stampa

Globalstar e SpaceX: nuovo accordo e la sfida sulle frequenze con la FCC

Globalstar e SpaceX: nuovo accordo e la battaglia con la FCC

Nel luglio 2025, Globalstar ha annunciato un nuovo e strategico accordo con SpaceX. La frase chiave “FCC” è al centro della scena. L’obiettivo: lanciare la prossima serie di satelliti tramite un Falcon 9, rafforzando la rete globale già utilizzata per i servizi di messaggistica degli iPhone grazie ai finanziamenti di Apple. Il lancio è previsto nel 2026 e segna una nuova fase per la costellazione Globalstar, che integrerà i satelliti di seconda generazione con quelli in arrivo prodotti da MDA e Rocket Lab.

Un aggiornamento essenziale per la rete

L’accordo da 1,1 miliardi di dollari con MDA, firmato all’inizio dell’anno, assicura l’arrivo di oltre 50 nuovi satelliti. Questi saranno fondamentali per l’upgrade della rete, migliorando la copertura e la continuità dei servizi, soprattutto alla luce della crescente domanda di connettività globale. La FCC, con la licenza HIBLEO-4, ha già autorizzato il funzionamento di questi nuovi dispositivi per 15 anni.

Collaborazione e rivalità: il nodo delle frequenze

La relazione tra Globalstar e SpaceX non si limita ai lanci. C’è infatti una battaglia legale in corso presso la Federal Communications Commission. Epicentro della disputa: le bande di frequenza 1.6 e 2.4 GHz, indispensabili per l’implementazione delle comunicazioni dirette tra smartphone e satelliti. Nel 2023 la FCC aveva bloccato una prima richiesta di SpaceX, sostenendo che le bande non fossero disponibili per nuovi operatori. Globalstar si oppone alle richieste di SpaceX, temendo interferenze con i servizi integrati negli iPhone.

SpaceX, dal canto suo, giudica lo spettro sottoutilizzato e spinge per un accesso condiviso, sostenendo la fattibilità di una coesistenza senza interferenze. A giugno 2025, la società di Elon Musk ha presentato una nuova richiesta, favorita dal recente cambio di leadership alla FCC: ora guidata da Brendan Carr, personaggio vicino a Musk e sostenitore di SpaceX, scelto dopo la rielezione di Trump.

Apple and Globalstar logos together representing their partnership in satellite technology

FCC, geopolitica e il futuro del settore

La nuova proposta SpaceX punta non solo sulle bande contese, ma cerca l’accesso anche alle frequenze utilizzate da Inmarsat e Ligado Networks. La FCC, ora più favorevole alla posizione di SpaceX, potrebbe spianare la strada a Starlink e rivoluzionare gli equilibri delle comunicazioni satellitari mobili, rilevanti a livello sia tecnologico che geopolitico.

Questa situazione si inserisce in uno scenario globale dove il controllo delle risorse radio è cruciale e la FCC è chiamata a bilanciare innovazione e tutela della concorrenza. Le scelte dell’ente avranno impatto anche sulle strategie nazionali e internazionali per la sicurezza e la competitività tecnologica. Per approfondimenti sull’evoluzione di Starlink puoi leggere l’articolo su Kelvin273: SpaceX propone Starlink come alternativa al GPS e sugli sviluppi istituzionali leggi Il capo della FCC Brendan Carr in pressing sui paesi Ue titubanti su Starlink.

Link in uscita

  • Arriva T-Satellite: il servizio Direct to Cell di Starlink esce dalla fase beta

  • Telefoni satellitari: un rapporto completo

  • SpaceX propone Starlink come alternativa al GPS

Link interni

  • Perché l’Italia dovrebbe affidarsi a Starlink secondo il prof. Bizzarri

  • Tecnologie spaziali italiane

In conclusione, lo scontro tra Globalstar, SpaceX e la FCC sarà determinante per il futuro delle comunicazioni mobili spaziali e per la posizione competitiva delle aziende coinvolte nel quadro internazionale.

: Globalstar continuerà a lanciare satelliti con SpaceX – AstroSpace.it
: Globalstar, Inc. firma un accordo con SpaceX per il lancio di nuovi satelliti – Marketscreener
: Il capo della FCC Brendan Carr alla Ue: ‘Salite a bordo di Starlink’ – key4biz

10 Settembre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/07/spacex_falcon_ansa-scaled.jpeg 1708 2560 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-09-10 13:57:512025-07-26 15:36:16Globalstar e SpaceX: nuovo accordo e la sfida sulle frequenze con la FCC
Aereospazio

Francia e Germania ai ferri corti sul programma FCAS: quale futuro per il caccia di sesta generazione europeo?

Il Future Combat Air System (FCAS) è il progetto europeo di punta per il nuovo caccia di sesta generazione, nato dalla collaborazione tra Francia, Germania e Spagna. Lanciato ufficialmente nel 2017, il programma mira a sostituire dal 2040 i Rafale francesi e gli Eurofighter tedeschi e spagnoli, integrando un sistema di sistemi che includerà aerei da combattimento di nuova generazione, droni di supporto remoto e un cloud digitale per la gestione e condivisione dei dati in tempo reale tra le varie piattaforme.

Negli ultimi mesi, però, il progetto da oltre 100 miliardi di euro è tornato sotto i riflettori a causa di crescenti tensioni tra Parigi e Berlino. La Francia ha infatti avanzato la richiesta formale di ottenere l’80% della quota di lavoro industriale e tecnologica nell’ambito del programma, un cambiamento che rischia di annullare le precedenti intese sulla suddivisione delle responsabilità tra i tre partner. Secondo fonti industriali e parlamentari tedesche, se questa richiesta venisse effettivamente applicata, la Germania non sarebbe disposta a finanziare un progetto guidato quasi esclusivamente da Parigi e ciò potrebbe segnare la fine della presenza tedesca nel FCAS.

Sul fronte industriale, la situazione si è fatta tesa anche tra i principali attori coinvolti: Dassault Aviation per la Francia, Airbus per la Germania e Indra per la Spagna. Le divergenze riguardano temi cruciali come la proprietà intellettuale e le politiche di esportazione, oltre che la suddivisione pratica del carico di lavoro nei vari pilastri del progetto (velivolo, motore, droni remoti e cloud da combattimento). Alcuni osservatori, come il CEO di Dassault Aviation Éric Trappier, hanno pubblicamente criticato la collaborazione con Airbus, sottolineando la lentezza decisionale e amministrativa dell’alleato tedesco.

Nel dicembre 2022, il programma ha comunque segnato una tappa importante con l’assegnazione del contratto per la Fase 1B, del valore di 3,2 miliardi di euro, destinata a finanziare la realizzazione del dimostratore tecnologico e dei suoi principali sistemi per oltre tre anni. Tuttavia, il passaggio alla fase successiva resta incerto proprio a causa delle recenti dispute.

Sul piano geopolitico, inoltre, il progetto FCAS si inserisce in un contesto di crescente competizione europea dopo la Brexit, con la presenza del programma concorrente Global Combat Air Program (GCAP), che vede la collaborazione tra Regno Unito, Italia e Giappone per lo sviluppo di un altro caccia di sesta generazione.

Il futuro del FCAS appare oggi appeso a un filo: nei prossimi mesi, tali tensioni dovranno essere risolte per non compromettere la leadership tecnologica e strategica dell’industria europea della difesa. Resta da vedere se prevarrà lo spirito di cooperazione o se ogni nazione deciderà di seguire la propria via autonoma, disperdendo così risorse e potenzialità

7 Settembre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/07/fcad.jpg 666 1000 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-09-07 13:51:112025-07-26 15:36:22Francia e Germania ai ferri corti sul programma FCAS: quale futuro per il caccia di sesta generazione europeo?
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