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Tag Archivio per: economia europea

Rassegna Stampa

Airbus chiude il 2025 con record: utili +23% e 793 aerei consegnati

Airbus chiude il 2025 con risultati record: utile netto di 5,22 miliardi di euro, in crescita del 23% rispetto ai 4,23 miliardi del 2024. I ricavi consolidati salgono del 6% a 73,4 miliardi di euro, mentre l’EBIT Adjusted raggiunge 7,1 miliardi. Il gruppo ha consegnato 793 aeromobili commerciali, superando l’obiettivo rivisto di fine anno. Per il 2026, Airbus punta a un nuovo record con 870 consegne e EBIT Adjusted a 7,5 miliardi.

I numeri del 2025

Il free cash flow prima del finanziamento ai clienti si attesta a 4,6 miliardi di euro, in linea con la guidance. L’utile per azione raggiunge 6,61 euro, contro i 5,36 del 2024. Il dividendo sale a 3,20 euro per azione, con una crescita del 7%. I nuovi ordini sono cresciuti del 19%, con il portafoglio ordini consolidato che vale 619 miliardi di euro a fine 2025. Nel solo quarto trimestre i ricavi crescono del 5% e l’EBIT Adjusted del 17%. Il segmento Airbus Helicopters ha contribuito positivamente con consegne in aumento. Per il comparto Difesa e Spazio, il Q3 aveva registrato una crescita dei ricavi del 14%.

Per approfondire la strategia industriale europea nel settore aerospaziale, consulta la sezione difesa europea di Kelvin273. I risultati ufficiali completi su Airbus.com.

Consegne e produzione

Airbus ha consegnato 793 aeromobili nel 2025, superando le aspettative dopo aver rivisto al ribasso la guidance iniziale di 820 unità. Il programma A320 rimane il cuore della produzione, avendo superato il Boeing 737 come modello più consegnato nella storia dell’aviazione commerciale a ottobre 2025. La catena di fornitura continua a essere un punto critico, con problemi sui pannelli della fusoliera che avevano portato alla revisione degli obiettivi. I test software su circa 6.000 velivoli A320 hanno richiesto aggiornamenti urgenti nel corso dell’anno. Nonostante queste turbolenze, Airbus ha centrato pienamente tutti i target finanziari dell’anno. Per il 2026, la guidance prevede 870 consegne e free cash flow di 5 miliardi.

Approfondimenti su Borsa Italiana Radiocor.

Difesa e sostenibilità

Il segmento Difesa e Spazio di Airbus ha contribuito alla crescita con ordini in forte recupero nel quarto trimestre. Il CEO Guillaume Faury ha indicato la crescente domanda nel settore difesa come uno dei driver chiave per il 2026. L’azienda mantiene investimenti significativi nella sostenibilità e nelle tecnologie a idrogeno per l’aviazione di nuova generazione. Il programma FCAS (Future Combat Air System) con Francia e Spagna resta tra le priorità strategiche nonostante le tensioni industriali. Airbus punta anche a consolidare la leadership nell’aviazione a zero emissioni entro il 2035 con i progetti ZEROe. Il titolo ha subito una leggera flessione in Borsa nonostante i risultati record, con gli investitori che attendono maggiori dettagli sulle consegne 2026.

Per approfondire le iniziative sostenibili di Airbus, leggi l’articolo di Kelvin273 sugli aerei a idrogeno. Ulteriori analisi su Investing.com

21 Maggio 2026/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2026/03/5a173d1cc7e9f023fe9e34f4c84969a3.jpg 635 1129 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2026-05-21 10:56:202026-03-27 19:42:29Airbus chiude il 2025 con record: utili +23% e 793 aerei consegnati
Rassegna Stampa

Tutti i nodi dell’IA vengono al pettine: tra hype e realtà

Tutti i nodi (dell’IA) vengono al pettine

Ecco perché il 2025 sarà l’anno in cui la bolla dei modelli linguistici di grandi dimensioni dietro l’intelligenza artificiale si sgonfierà. L’analisi del professore Enrico Nardelli dell’università di Roma “Tor Vergata”, presidente di “Informatics Europe” e direttore del Laboratorio Nazionale “Informatica e Scuola” del CINI

Scrivevo a marzo del 2023, quando tutto il mondo stava cominciando a parlare delle impressionanti capacità di ChatGPT, il primo strumento di intelligenza artificiale generativa (IAG) noto al grande pubblico, e si diffondeva su tutti i mezzi di comunicazione la profezia che l’intelligenza artificiale (IA) avrebbe sostituito la gran parte dei lavoratori, questa frase: «In altre parole, se non sapete già la risposta corretta, ciò che vi dice tale sistema rischia di non essere di alcun aiuto». Due settimane dopo aggiungevo: «poiché ciò che fanno lo esprimono in una forma che per noi ha significato, proiettiamo su di essa il significato che è in noi».

Il motivo risiedeva, molto semplicemente, nel modo in cui questi sistemi (tecnicamente definiti Large Language Models, cioè modelli linguistici di grandi dimensioni – LLM) funzionano: usando un modello probabilistico del linguaggio, assai sofisticato e messo a punto attraverso una sterminata base di testi, che contiene statistiche sulle continuazioni più plausibili di sequenze di parole e di frasi. Questa caratteristica permette loro di esibire prestazioni linguistiche impressionanti, di quelle che quando sono esplicitate da esseri umani vengono considerate intelligenti, ma che in realtà non sono tali. Cioè, esibire competenza sulle parole che descrivono il mondo non equivale ad avere competenza sul mondo. Ma poiché il cervello degli esseri umani è configurato in modo tale da vedere un significato in configurazioni del tutto arbitrarie, proiettavamo su tali strumenti l’intelligenza che risiede in noi.

Dal momento che già allora gli interessi economici messi in gioco sull’IAG erano enormi (e da allora centinaia di miliardi di dollari hanno continuato ad essere investiti in questo settore), si è però continuato a raccontare la stessa storia, che a breve l’intelligenza artificiale sarebbe stata in grado di fornire prestazioni umane in tutti i settori. Come al solito, mentre la massa continuava a seguire il pifferaio magico, esperti ben più quotati di me invitavano alla cautela. Io ne ho scritto diverse volte, qui e qui a proposito di scuola, qui e qui a proposito delle relazioni sociali, e qui a proposito del termine in sé, ricordando che questi sistemi producono espressioni che per noi hanno un significato perché proiettiamo su di essi quella comprensione del significato che in realtà è dentro di noi. Di conseguenza non avremmo potuto farci affidamento per sostituire le persone. Pian piano questo sta emergendo – anche se in forma per ora cauta – dalle stesse parole dei CEO e chief scientist delle aziende all’avanguardia in questo settore e degli investitori nel settore della tecnologica, e sembra proprio che il 2025 sarà l’anno in cui anche questa bolla si sgonfierà.

All’inizio di questo mese, Andriy Burkov (ricercatore esperto nell’apprendimento automatico e autore di volumi di successo sull’apprendimento automatico – la tecnica alla base degli LLM) ha commentato su X una serie di post che evidenziavano le terribili prestazioni degli LLM nel ragionamento matematico con queste parole «Solo se tu già conosci la risposta corretta o ne sai abbastanza per riconoscerne una scorretta (cioè, sei un esperto del settore) li puoi usare per qualcosa». Sostanzialmente, le stesse parole che avevo usato io nel post ricordato in apertura.

Pochi giorni dopo Brad Delong (professore di economia all’università della California a Berkeley) in un post sul suo blog ha scritto «Se il tuo LLM ti fa venire in mente che abbia un cervello, è solo perché stai facendo una proiezione non perché sta pensando». Anche in questo caso, sono sostanzialmente le stesse parole usate da me due anni fa.

Fa ovviamente piacere avere conferme delle proprie intuizioni, ma soprattutto è interessante vedere che, come ho detto con diverse parole nel titolo, la consapevolezza che questo nuovo imperatore non abbia poi dei vestiti così belli si sta pian piano diffondendo in tutto il mondo.

Attenzione, questo non vuol dire che gli strumenti di IAG siano inutili. Al contrario, essi sono utilissimi, se li usi come bruta forza lavoro in un settore che conosci bene, avendo contezza della loro incapacità di comprensione. Sono degli amplificatori delle nostre capacità cognitive, come le macchine industriali lo sono delle nostre capacità fisiche. Ma come in quel caso, se non le sai usare, rischi di fare dei disastri. Mettersi alla guida di un aeroplano senza preparazione non ti farà volare sopra i mari come un uccello ma, più probabilmente, ti porterà a una brutta fine. Usare l’IAG in un settore che non si conosce espone agli stessi rischi. Se padroneggi la materia, invece, puoi in molti casi – ma non tutti! – lavorare più veloce, purché continui a fare attenzione a ciò che essa ti propone.

Una recente indagine sul futuro della ricerca nell’IA, svolta dall’Associazione Americana per l’Intelligenza Artificale tra gli esperti del settore, ha rilevato che il 76% ritiene “improbabile” o “molto improbabile” che gli LLM condurranno a quella che si chiama “intelligenza artificiale generale”. Saranno certamente necessari metodi diversi, che non usano solo un approccio di tipo statistico, come accade con gli attuali LLM, ma che adottano anche un approccio di tipo “simbolico” (che è poi quello che veniva usato nel settore dell’intelligenza artificiale prima dell’esplosione delle tecniche di apprendimento automatico) integrando quindi diverse tecniche.

Insomma, il futuro di questa tecnologia è certamente interessante, purché manteniamo la consapevolezza che, adesso come millenni fa, è necessario perseguire un’aurea mediocritas, seguire la via di mezzo.

Fonte StartMag

9 Giugno 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/05/Restare-umani-nellepoca-dellintelligenza-artificiale-di-Tomas-Chamorro-Premuzic.jpg 513 600 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-06-09 12:17:022025-06-21 11:53:47Tutti i nodi dell’IA vengono al pettine: tra hype e realtà
Rassegna Stampa

La DSR Bank: la prima banca multilaterale europea per la difesa

La creazione della Dsr Bank rappresenta un passo strategico per colmare il deficit di finanziamento della difesa europea. Secondo Rob Murray, la banca multilaterale garantirà capitali a lungo termine, rafforzando la capacità produttiva del settore e incentivando una nuova cultura del procurement. L’obiettivo? Un’Europa più sicura, resiliente e autonoma nella produzione di sistemi d’arma e tecnologie di difesa

21/03/2025

Di fronte alle nuove minacce, l’Europa vuole rafforzare la propria Difesa, ma per farlo ha bisogno di colmare i propri gap di finanziamento. È l’obiettivo che si pone la Dsr Bank, pensata per fornire risorse a basso costo agli Stati e per incentivare investimenti nel settore della difesa, come ci ha spiegato il suo fondatore, Rob Murray.

La Dsr Bank si propone come una soluzione per colmare il deficit di finanziamento della difesa. Qual è l’idea alla base della sua fondazione?

Il modello è quello delle banche multilaterali già esistenti, come la Banca Mondiale, e usare tutti i vantaggi di queste istituzioni concentrandoli sulla difesa, la sicurezza e la resilienza. Queste sono le parole-chiave, perché abbiamo bisogno di un’Europa sicura, difesa e resiliente.

Con che obiettivo?

Al momento stiamo assistendo alla rinegoziazione dei termini con cui è finita la Guerra fredda. In Europa, questo vuol dire che dobbiamo diventare capaci di dissuadere efficacemente la Russia. Per far ciò avremo bisogno di disporre di quantità significative di sistemi d’arma, equipaggiamenti e forze militari. Ciò comporterà anche nuovi modi di pensare alla guerra, comprendendo anche la sicurezza energetica, alimentare, e delle infrastrutture critiche. Per noi, difesa più sicurezza equivale a resilienza, ed è questo quello che stiamo cercando di ottenere.

Ci sono degli ostacoli per far questo?

L’Europa deve risolvere due problemi. Primo, dobbiamo armarci rapidamente e in modo adeguato a contenere la Russia. Ciò significa che dobbiamo introdurre al più presto nei nostri inventari nazionali nuovi sistemi d’arma, piattaforme ed equipaggiamenti. La seconda sfida è che in Europa, al momento, non abbiamo la capacità produttiva né i tempi per sostenere questa produzione. Mentre iniziamo a stanziare i soldi per risolvere questi problemi, provenienti dagli Stati, dalla Commissione Ue, domani dalla Dsr Bank, dobbiamo assicurarci di star potenziando la nostra capacità produttiva. Attraverso la Dsr Bank, quindi, puntiamo a risolvere tre problemi.

Quali?

Uno: capitali a basso costo per gli Stati nazionali con un rating AAA su scadenze molto lunghe. Questo è il primo obiettivo della Banca Drs. Due: anche se domani tutti i soldi del mondo arrivassero ai ministeri della Difesa, questi non sarebbero in grado di spenderli perché gli acquisti per la difesa sono notoriamente difficili. Quindi, cercheremo di inserire nei contratti di prestito dei patti e delle clausole di indipendenza per assicurarci che le nazioni che raggiungono i vari standard tecnici e di interoperabilità, cerchino di stimolare una nuova cultura del procurement. Terzo, e più importante, forniremo garanzie alle banche commerciali per inondare il settore, a partire dalla supply chain, di capitale circolante. Senza queste misure, tutto questo denaro non farà altro che creare inflazione. Lo abbiamo visto con il Covid: abbiamo investito molto denaro in un problema per il quale non avevamo la capacità produttiva, e questo ha causato inflazione. Per collocare questo dato nel contesto della difesa, acquistare un proiettile di artiglieria da 155 mm prima dell’invasione dell’Ucraina sarebbe costato circa duemila dollari. Oggi, un proiettile costa oltre 18mila dollari. E questo perché la domanda è salita alle stelle e la produzione non è sufficiente.

Come evitarlo?

Aiutando non solo a far arrivare il denaro alle nazioni a tassi molto bassi, ma anche aiutando le banche commerciali a concedere prestiti all’intera catena di approvvigionamento, in modo che tutte le aziende possano espandersi adeguatamente e gestire tutto il denaro in arrivo. Un classico approccio multilaterale non diverso da quelli della Banca europea per gli investimenti o dalla Banca mondiale.

Come funziona?

Si ha un bilancio. Un punto di partenza ragionevole sarebbe di circa cento miliardi di dollari. Circa il 20% di questo dovrebbe essere il cosiddetto capitale versato o sottoscritto. È la liquidità di cui la banca dispone. Questo 20% verrebbe distribuito tra le nazioni azioniste. E non dovrà essere considerato un costo. Molte persone pensano che si tratti di denaro del governo, che vada in un progetto, che sia un costo irrecuperabile e che non ci sia più. Non è così. Le nazioni diventano azioniste della banca. Hanno un capitale proprio nella banca, che viene messo al servizio di un effetto moltiplicatore in termini di quantità di prestiti. Quindi, con 20 miliardi di dollari distribuiti tra le nazioni azioniste, si ottiene un effetto leva da quattro a cinque volte superiore sui mercati privati.

Che cosa significa?

Che si può usare questa banca, progetto per progetto, per raccogliere investimenti privati, fornendo agli investitori e agli enti privati un’enorme fiducia in termini di domanda sulla destinazione del denaro. La Dsr Bank è complementare a ciò che le nazioni stanno facendo a livello nazionale. Non voglio dare la percezione che si tratti di una sorta di panacea o che sostituisca i budget per la difesa nazionali. È solo di un diverso accesso a nuovi strumenti finanziari. Vogliamo dare alle nazioni uno strumento in più che consentirebbe loro di effettuare spese di difesa anche significative.

Intendete mobilitare anche capitali privati?

Gli azionisti della banca saranno gli Stati nazionali, ma il capitale privato sarà importante. In questa fase non vedrei il capitale privato come azionista della banca, piuttosto un rapporto con le banche commerciali per lavorare sul processo di accesso al mercato obbligazionario e di emissione del debito. Lavorare con le banche commerciali sulle garanzie per aiutare a sottoscrivere la conformità e il rischio di credito permette alle banche commerciali di portare il denaro dove è necessario nel settore della difesa.

Immagina un ruolo potenziale per la Dsr Bank come consulente finanziario, in stile banca d’investimento, o per le operazioni di trasformazione e consolidamento del settore?

Quando le nazioni si rivolgeranno alla banca per prendere in prestito denaro per qualsiasi progetto, ci saranno project manager e personale nella banca per assicurarsi che quel denaro vada dove deve andare e non venga usato per altri scopi. Il rischio reale, con tutti i soldi che vengono impegnati in Europa, è che si comprino le cose sbagliate. Dobbiamo essere saggi e prudenti e assicurarci di acquistare le attrezzature necessarie per combattere la guerra di domani, non quella di ieri.

Il Parlamento europeo ha espresso un chiaro sostegno alla creazione di una banca della difesa. Tuttavia, storicamente, l’Europa è stata riluttante a investire massicciamente nel settore. Pensa che con la Dsr Bank assisteremo a un cambio di paradigma duraturo?

Siamo nel mezzo di un cambiamento di mentalità. L’Europa si assumerà una maggiore responsabilità per la propria difesa e sicurezza. Il che significa che le nostre istituzioni dovranno riallineare gli investimenti e adattarsi alla nuova realtà. Penso che gli Stati nazionali non saranno troppo propensi a esternalizzare alle istituzioni dell’Ue, e che si andrà verso un sostanziale equilibrio. Sicuramente ci sarà una riconfigurazione dell’architettura di difesa, sicurezza e resilienza in Europa, e una buona indicazione di come potrebbe essere questo futuro viene dal Libro Bianco della Difesa e dal sostegno che il Parlamento europeo ha dato alla Dsr Bank. Si sta costruendo molto velocemente questa nuova realtà, e una banca multinazionale focalizzata esclusivamente sulla difesa, la sicurezza e la resilienza deve farne parte.

Il settore della difesa è spesso penalizzato dai criteri ESG, che ne limitano l’accesso ai finanziamenti tradizionali. La Dsr Bank può essere un’alternativa strategica per superare questo ostacolo? Ritiene che sia necessario ripensare gli standard ESG per includere la sicurezza come valore fondamentale?

Alcune delle sfide che le banche commerciali devono affrontare nel concedere prestiti al settore della difesa e alla catena di approvvigionamento sono l’effetto dell’imposizione delle normative ESG e delle regole Know-your-costumer e antiriciclaggio. Tutti questi elementi si sono sommati e hanno reso elevato il rischio di compliance per le banche commerciali che concedono prestiti in questo settore. Quando penso all’ESG, faccio fatica a capire come si possa avere un approccio ambientale, sociale e di governance forte se non c’è una base di sicurezza sottostante. Non voglio dire che l’ESG non sia importante, ma senza una solida base di difesa e sicurezza è piuttosto irrilevante.

La Dsr Bank guarda soprattutto all’Europa, ma si rivolgerà anche alle nazioni alleate in altre regioni del mondo? Penso ad esempio all’Indo-Pacifico, dove la partnership con l’Europa è in crescita.

Abbiamo due grandi problemi da risolvere. Primo, mettere negli inventari degli Stati i sistemi d’arma. Secondo, costruire la capacità produttiva dell’Europa in modo che possa costruirli da sola in futuro. In questo momento, che ci piaccia o no, l’Europa semplicemente non ha la capacità produttiva per fabbricare tutto ciò di cui ha bisogno. Pertanto, qualsiasi banca di questo tipo deve avere un’ampia base di azionisti, che deve includere nazioni like-minded che al momento hanno queste capacità produttive. Se si vuole costruire una nave o comprare i proiettili d’artiglieria da 155, si va in Corea del Sud; per i veicoli terrestri si va in Australia. Il problema non è che non possiamo produrre in Europa, tutt’altro. Ma l’Europa, al momento, non è in grado di produrre rapidamente. Vogliamo creare una banca in grado di far arrivare il denaro alle nazioni in modo che possano acquistare rapidamente ciò di cui hanno bisogno. E questo significa acquistare dai Paesi europei, ma anche da quelli extraeuropei dove ci sono le giuste capacità. Allo stesso tempo, dobbiamo costruire la capacità produttiva dell’Europa in modo che possa essere autosufficiente. Dobbiamo fare entrambe le cose allo stesso tempo. Inoltre, la geografia conta. Noi pensiamo a Mosca nel contesto dell’Europa orientale, ma se si va all’altro capo della Russia, confina con il Giappone.

Quali sono i tempi per la piena operatività della Dsr Bank?

Il prossimo passo è ottenere l’accordo sulla Carta della Banca. Questo richiederà alcuni mesi di negoziati. Lo scenario ideale è che venga approvata in tempo per il vertice Nato di giugno. Una volta approvata, dovrà essere ratificata dal Parlamento, perché si tratta essenzialmente di un trattato internazionale, e questo richiederà altri mesi. Realisticamente, le operazioni non inizieranno prima del 2026. Sebbene possa sembrare che ci voglia del tempo per rendere il tutto operativo e funzionante, in realtà si tratta di una velocità fulminea rispetto al tempo necessario per creare queste istituzioni.

Quali saranno i primi progetti di finanziamento di questa nuova istituzione?

Per quanto riguarda i primi progetti, la decisione spetterà alle nazioni e ai processi interni della Banca. È importante notare che nel frattempo ci sono stati tutti questi grandi annunci sulla spesa per la difesa e sul finanziamento di nuovi strumenti. Tutto ciò è fantastico, ed è così che i governi e le istituzioni dovrebbero lavorare: rapidamente per riempire un vuoto. La gente è preoccupata per quello che potrebbe accadere, e se non abbiamo un’architettura di base, come la Dsr Bank, non risolveremo il problema. Non faremo altro che buttare soldi sul problema e ottenere solo cose più costose.

Fonte Formiche.net

17 Aprile 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-21-at-10.02.17-e1742551590894.jpeg 630 853 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-04-17 18:13:282025-03-29 18:35:55La DSR Bank: la prima banca multilaterale europea per la difesa
Senza categoria

Eurofighter: Pilastro Economico per l’Europa

Rapporto indipendente rivela il contributo significativo all’economia e all’occupazione in Europa del programma del velivolo Eurofighter

  • Nella parte del report dedicata allo scenario di crescita si evidenzia un contributo di 90 miliardi in termini di prodotto interno lordo 
  • Il programma sostiene oltre 98.000 posti di lavoro ogni anno 
  • Sono richiesti ulteriori investimenti per assicurare sovranità nazionale e per ottenere ancora maggiori benefici economici 

 

Un rapporto indipendente pubblicato oggi da Strategy&, parte del network PwC, ha rivelato che il programma dell’aereo da combattimento Eurofighter Typhoon ha contribuito in modo molto significativo all’economia di diversi Paesi in Europa.

Il report esamina in dettaglio l’ampio spettro dello sviluppo, della produzione e delle attività di supporto tecnico nei quattro Paesi partner: Regno Unito, Germania, Italia e Spagna.

Il rapporto fornisce un’analisi completa del programma producendo dati convincenti sugli attuali benefici economici con un focus in particolare sui prossimi dieci anni.

La parte dedicata a uno scenario base prende in considerazione gli ordini per nuovi Eurofighter Typhoon in Spagna (programmi Halcon I e II) e in Germania (programma Quadriga). Questo scenario dimostra che nel prossimo decennio il programma è destinato a contribuire per 58 miliardi di euro al prodotto interno lordo dei quattro paesi partner, genererà ritorni sul piano fiscale per 14 miliardi di euro per i rispettivi governi e sosterrà 62.700 posti di lavoro ogni anno.

Questi numeri aumentano significativamente nella parte del rapporto dedicata allo scenario di crescita con opportunità di vendita per circa 200 Eurofighter Typhoon su mercati domestici e nell’export.

Questo scenario mostra per il prossimo decennio un contributo di 90 miliardi di euro in termini di prodotto interno lordo, ritorni fiscali per 22 miliardi di euro e oltre 98.000 posti di lavoro ogni anno. I benefici derivanti da future opportunità nell’export si tradurrebbero in ritorni fiscali per i Paesi partner pari a circa il 30% dei loro investimenti.

Giancarlo Mezzanatto, Amministratore Delegato di Eurofighter, ha dichiarato: “Il ruolo vitale svolto dal Typhoon per mantenere sicuri i cieli d’Europa è noto a tutti, tuttavia spesso non si è del tutto consapevoli degli incredibili benefici economici derivanti dal programma. Esso rafforza direttamente le economie di vari Paesi europei e sostiene decine di migliaia di posti di lavoro importantissimi nel settore aerospaziale – con vantaggi per le comunità in cui viviamo e lavoriamo. Ci sono, inoltre, effetti significativi nelle regioni dove hanno sede le linee di produzione e dove il programma spesso sostiene piccole e medie imprese, start-up e gli ambiti della formazione. Per questo risultano essenziali ulteriori ordini per nuovi Eurofighter Typhoon, al fine di sostenere e mantenere le relative capacità di produzione industriale nel campo della difesa in Europa. Questo garantirà indipendenza tecnologica nazionale ed europea oltre che resilienza del know-how industriale per i Paesi partner nel lungo periodo”.

Ulteriori dati pubblicati nel report mostrano che nel corso dell’intero ciclo di vita di un singolo aereo Eurofighter Typhoon, il contributo ai quattro Paesi partner è di 407 milioni in termini di prodotto interno lordo e di 100 milioni in tasse.

Mezzanatto ha aggiunto: ”Il programma Eurofighter Typhoon vanta oltre 400 fornitori che svolgono un ruolo cruciale nella fornitura di servizi di ricerca e sviluppo, progettazione, produzione e supporto tecnico. Continui investimenti nel programma non solo manterranno gli aerei operativamente efficaci contribuendo altresì a rendere l’industria della difesa e dell’aerospazio ancora più forte. Saranno inoltre un fattore abilitante essenziale per lo sviluppo del sistema di combattimento aereo di prossima generazione in Europa”.

Le aziende partner del programma Eurofighter – Airbus, BAE Systems e Leonardo – hanno riconosciuto i benefici illustrati nello studio di Strategy&.

Jean-Brice Dumont, Head of Air Power in Airbus Defence and Space, ha detto: “Eurofighter è senza dubbio il grande progetto industriale e militare europeo. Un programma vivo, tenendo conto dei contratti firmati con la Germania (38 nuovi aerei allo standard Tranche 4) e con la Spagna (ulteriori 20 unità). Airbus è pronta a mantenere le capacità e gli strumenti per produrre ulteriori aerei in Germania e Spagna in linea con le possibili esigenze dei clienti”.

Simon Barnes, Group Managing Director, BAE Systems Air, ha aggiunto: “Il Typhoon svolge un ruolo importante nella protezione della sicurezza e nella difesa in Europa e in Medio Oriente, in uno scenario globale sempre più complesso. Il programma contribuisce in modo sostanziale sul piano economico e, anche grazie alle vendite sul mercato export, ha generato ritorni pari a oltre il doppio dell’investimento iniziale del governo britannico. Continuare a investire nel Typhoon è cruciale per la resilienza della difesa europea e per assicurare la protezione dell’ecosistema vitale che rafforza la base industriale del nostro Paese”.

Lorenzo Mariani, Condirettore Generale di Leonardo, ha dichiarato: “Fin dal principio il programma Eurofighter ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di tecnologie avanzate e per l’impiego di migliaia di professionisti altamente qualificati. Questo ha anche generato ritorni economici significativi nei Paesi partner. L’ampio spettro delle attività svolte da Leonardo nella piattaforma, nell’elettronica, nei sensori e nei sistemi richiede un coinvolgimento ampiamente diversificato che si traduce in un  risultato complessivo altrettanto esteso e vario, con effetti  importanti nei nostri programmi di difesa e nel business civile. In Leonardo siamo estremamente fieri di far parte del programma Eurofighter Typhoon, che rappresenta la spina dorsale della difesa aerea in molti Paesi ed è destinato a crescere ed evolvere al fine di svolgere al meglio i propri compiti per i prossimi 30 anni, diventando inoltre un ponte verso i sistemi di combattimento aereo di prossima generazione”.

 

Note: il contributo economico indicato nel report è stato valutato in termini di prodotto interno lordo, occupazione, ritorni generati dalla pressione fiscale attraverso l’uso del modello input-output. Questo ha consentito di separare le complesse interdipendenze economiche nell’ecosistema Eurofighter, offrendo una comprensione più chiara di come ogni elemento contribuisce all’intera struttura economica.

 

Comunicato stampa Eurofighter (PDF, 140 KB)
Fonte leonardo.com
22 Maggio 2024/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2024/05/DALL·E-2024-05-07-20.23.58-Illustration-of-an-Eurofighter-Typhoon-flying-over-a-stylized-map-of-Europe.-The-map-shows-interconnected-lines-between-the-United-Kingdom-Germany-I.webp 1024 1024 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2024-05-22 20:18:442024-05-07 20:29:49Eurofighter: Pilastro Economico per l’Europa
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