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Tag Archivio per: sicurezza nazionale

Rassegna Stampa

https://www.aviation-report.com/pilota-f15e-abbattuto-in-iran-ha-parlato-di-uno-sciame-di-droni-a-forma-di-medusa-la-nuova-frontiera-della-guerra-aerea/

Nel pieno del conflitto tra Stati Uniti e Iran, un pilota di F‑15E Strike Eagle abbattuto nei cieli iraniani ha riferito di aver visto qualcosa che potrebbe rappresentare una nuova frontiera della guerra aerea: uno sciame di droni disposti in una formazione che ricordava una gigantesca “medusa”. Nei momenti precedenti all’eiezione, il pilota avrebbe descritto “diversi droni interconnessi che si muovevano come un tutt’uno, con velivoli più piccoli sotto quelli più grandi, come gambe”, una scena definita “roba aliena” dagli stessi ambienti militari.

Secondo ricostruzioni basate su fonti di intelligence, questo sciame avrebbe volato in formazione stazionaria, muovendosi come un unico organismo, con un “corpo” centrale di droni più grandi e una serie di elementi più piccoli disposti sotto, come tentacoli. Una seconda fonte ha parlato addirittura di un “campo minato di droni” sospeso in aria, a indicare una possibile funzione di interdizione o saturazione dello spazio aereo. Se confermato, questo episodio suggerirebbe che l’Iran stia sperimentando tecnologie avanzate di coordinamento tra droni, in grado di trasformare uno sciame in una vera e propria arma collettiva.

Alcune analisi internazionali hanno evidenziato come questa “medusa” di droni possa essere compatibile con concetti di rete mesh di droni, cioè sistemi in cui molti velivoli senza pilota sono collegati tra loro e agiscono come una singola entità tattica. In uno scenario del genere, i droni più grandi potrebbero svolgere funzioni di sensori, comando e comunicazione, mentre quelli più piccoli agirebbero come elementi d’attacco o jammer, creando un volume aereo ostile estremamente difficile da ingaggiare e da neutralizzare. È un modello di guerra a sciami su cui lavorano da anni anche potenze come Stati Uniti, Cina e Russia.

Per Washington, capire se il caccia F‑15E sia stato abbattuto da un missile terrestre tradizionale o da uno sciame di droni rappresenta una questione cruciale. Il Pentagono e la comunità di intelligence stanno cercando di ricostruire gli ultimi secondi di volo per determinare la reale causa della perdita del velivolo e valutare le capacità effettive dell’Iran in questo nuovo dominio. Se la testimonianza del pilota dovesse trovare conferma, potrebbe significare che Teheran ha avuto accesso a tecnologie avanzate di controllo distribuito e mesh networking per droni, forse con trasferimento di know‑how da partner come Russia o Cina.

Per Kelvin273, questo caso si inserisce nel contesto più ampio dell’evoluzione della guerra aerea e dei sistemi di difesa avanzata. Da un lato, gli Stati Uniti stanno investendo su nuovi caccia come il programma FCAS europeo e sulle missioni lunari del programma Artemis, che ridefiniscono la postura militare e tecnologica occidentale. Dall’altro, paesi come l’Iran cercano di sfruttare soluzioni asimmetriche, come sciami di droni e sistemi anti‑accesso, per compensare il gap tecnologico con l’Occidente. La forma “medusa” descritta dal pilota diventa simbolo di questa nuova fase: una guerra aerea in cui il cielo non è più popolato solo da singoli velivoli, ma da organismi collettivi di droni interconnessi.

 

24 Luglio 2026/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2026/07/260321154522ianna.jpg 1350 2400 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2026-07-24 16:44:252026-07-04 16:50:17https://www.aviation-report.com/pilota-f15e-abbattuto-in-iran-ha-parlato-di-uno-sciame-di-droni-a-forma-di-medusa-la-nuova-frontiera-della-guerra-aerea/
Rassegna Stampa

Esercitazioni NATO sulle autostrade di Finlandia e Svezia: flessibilità e deterrenza

Gli alleati della NATO hanno condotto esercitazioni operative sulle autostrade in Finlandia e Svezia, mostrando le tattiche Agile Combat Employment (ACE) che migliorano la flessibilità operativa e la resilienza in ambienti contesi. In Finlandia, l’esercitazione operativa di base dell’Aeronautica Militare Finlandese, o JPH 1/25, tenutasi dal 26 al 30 maggio, ha coinvolto oltre 20 aerei della NATO e quasi 2.000 tra coscritti, riservisti e personale in servizio attivo.

Per la prima volta, l’esercitazione biennale JPH ha incluso anche l’esercitazione sulla pista autostradale di Baana. Caccia finlandesi F/A-18 Hornet, addestratori Hawk e altri tipi di velivoli hanno operato da un tratto della Highway 4, o strada europea E75, vicino alla base aerea di Tikkakoski a Jyväskylä.

Anche l’aeronautica militare olandese ha partecipato per la prima volta all’esercitazione Baana, con i suoi F-35A Lightning II che hanno effettuato atterraggi e decolli touch-and-go sul tratto autostradale, testando il concetto di operazioni di volo disperse. Inoltre, gli F-35A olandesi si sono integrati con gli F/A-18 Hornet finlandesi durante il loro dispiegamento in Finlandia, rafforzando ulteriormente la cooperazione tra i caccia alleati di quarta e quinta generazione.

L’esercitazione fa parte del concetto finlandese di combattimento e dispiegamento mobili, progettato per garantire che gli aerei possano operare da basi stradali remote in caso di compromissione delle piste convenzionali. Le operazioni su strada sono state una caratteristica regolare dell’addestramento militare finlandese fin dagli anni ’60, fornendo preziose competenze e istruzioni per l’obiettivo dell’Alleanza Atlantica in materia di Agile Combat Employment.

“La prontezza a operare da una rete di basi disperse fa parte del concetto di combattimento mobile dell’aeronautica militare finlandese, e operare sulle piste autostradali fa parte dell’addestramento al volo per tutti i piloti da caccia finlandesi“, afferma il colonnello Tomi Böhm, vice capo di stato maggiore dell’aeronautica militare finlandese.

Nel frattempo, in Svezia, i velivoli C-130 Hercules delle forze aeree svedesi e norvegesi e l’unità dello Squadrone di Trasporto Aereo Binazionale Germania-Francia (BATS – Binational Air Transport Squadron) hanno effettuato brevi atterraggi su strade pubbliche chiuse al traffico. L’addestramento si è concentrato sulla capacità degli equipaggi di volo di decollare e far atterrate i gli aerei della NATO da piste temporanee in contesti “disagiati“.

Queste esercitazioni sottolineano l’impegno della NATO nell’ambito dell’Agile Combat Employment: un approccio operativo che promuove il rapido movimento e il ridispiegamento delle forze per complicare il targeting avversario e aumentare la resistenza operativa. Operando da località inaspettate e rafforzando i legami regionali, le forze alleate migliorano la loro deterrenza e prontezza operativa.

aerei della nato in autostrada
aerei della nato in autostrada

“Agile Combat Employment è una capacità chiave, che utilizzeremmo per difendere l’Europa in qualsiasi conflitto ai sensi dell’Articolo 5“, ha sottolineato l’importanza del concetto di Agile Combat Employment nella guerra moderna l’Air Marshal Johnny Stringer, Vice Comandante del Comando Aereo Alleato della NATO.

“L’Agile Combat Employment riunisce le forze aeree di tutta l’Alleanza Atlantica e le fa operare da numerose basi aeree, garantendo la credibilità e le capacità che sostengono la nostra strategia di deterrenza“, ha aggiunto. Le esercitazioni finlandesi e svedesi di maggio dimostrano la capacità collettiva della NATO di adattarsi e rispondere rapidamente alle minacce emergenti.

Immagini: Finnish Air Force, Royal Netherlands Air Force

Fonte Aviation Report

1 Luglio 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/06/f35-su-strada.webp 614 768 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-07-01 11:06:412025-06-21 11:53:15Esercitazioni NATO sulle autostrade di Finlandia e Svezia: flessibilità e deterrenza
Rassegna Stampa

Il nuovo centro operativo ESA per la sicurezza cyber dei satelliti

L’Agenzia spaziale europea (Esa) ha compiuto un passo importante per garantire la sicurezza continua delle sue infrastrutture in orbita e a terra, inaugurando un nuovo Cyber security operations center (C-Soc) nel suo European space operations center (Esoc) in Germania e nell’European space security and education center (Esec) in Belgio.

Monitoraggio e protezione

Il nuovo C-Soc monitorerà e proteggerà le risorse digitali dell’Esa: dai satelliti nello Spazio alle stazioni terrestri e ai sistemi di controllo delle missioni sulla Terra.

L’iniziativa nasce in un momento in cui le infrastrutture spaziali stanno diventando sempre più parte integrante dell’economia e della società europea e le minacce informatiche stanno diventando sempre più sofisticate.

“La cyber-resilienza è parte integrante del quadro di sicurezza dell’Esa e costituisce il fondamento della fiducia e della collaborazione in Europa e nel mondo”, ha affermato Massimo Mercati, responsabile dell’ufficio sicurezza dell’Esa.

Sicurezza speciale

I satelliti volanti richiedono misure di sicurezza informatica altamente specializzate e contestualizzate. Un centro di controllo missione come l’Esoc, che gestisce una flotta di satelliti unici attorno alla Terra e in tutto il sistema solare, presenta un panorama di minacce informatiche molto diverso rispetto a un ambiente IT aziendale tradizionale e richiede soluzioni diverse e più sofisticate.

Sfide odierne

Sebbene l’Esa abbia da tempo mantenuto capacità di sicurezza informatica attraverso l’Ufficio di sicurezza dell’Agenzia e il Computer emergency response Team (Esacert) dell’Esa nel suo Centro Esrin per l’osservazione della Terra in Italia, la portata e la complessità delle sfide odierne hanno reso necessaria l’istituzione di una nuova struttura dedicata.

Doppio sito

Il C-Soc è una struttura distribuita che opera in due siti Esa: l’Esoc in Germania e l’European space security and education center (Esec) in Belgio.

“Questa configurazione a doppio sito garantisce resilienza operativa e ridondanza – ha spiegato Markus Rueckert, responsabile delle infrastrutture IT per le operazioni di missione dell’Esoc -. Mentre l’Esec si concentra sui sistemi IT aziendali, come la posta elettronica e l’infrastruttura cloud, e l’Esoc protegge i sistemi mission-critical che controllano i veicoli spaziali ed elaborano i dati scientifici in downlink, ogni sito è pienamente in grado di supportare l’altro, se necessario”.

fonte spacEconomy 360

24 Giugno 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/06/EIwol43XsAAecxO.jpg 533 799 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-06-24 10:59:152025-06-21 11:53:21Il nuovo centro operativo ESA per la sicurezza cyber dei satelliti
Rassegna Stampa

La DSR Bank: la prima banca multilaterale europea per la difesa

La creazione della Dsr Bank rappresenta un passo strategico per colmare il deficit di finanziamento della difesa europea. Secondo Rob Murray, la banca multilaterale garantirà capitali a lungo termine, rafforzando la capacità produttiva del settore e incentivando una nuova cultura del procurement. L’obiettivo? Un’Europa più sicura, resiliente e autonoma nella produzione di sistemi d’arma e tecnologie di difesa

21/03/2025

Di fronte alle nuove minacce, l’Europa vuole rafforzare la propria Difesa, ma per farlo ha bisogno di colmare i propri gap di finanziamento. È l’obiettivo che si pone la Dsr Bank, pensata per fornire risorse a basso costo agli Stati e per incentivare investimenti nel settore della difesa, come ci ha spiegato il suo fondatore, Rob Murray.

La Dsr Bank si propone come una soluzione per colmare il deficit di finanziamento della difesa. Qual è l’idea alla base della sua fondazione?

Il modello è quello delle banche multilaterali già esistenti, come la Banca Mondiale, e usare tutti i vantaggi di queste istituzioni concentrandoli sulla difesa, la sicurezza e la resilienza. Queste sono le parole-chiave, perché abbiamo bisogno di un’Europa sicura, difesa e resiliente.

Con che obiettivo?

Al momento stiamo assistendo alla rinegoziazione dei termini con cui è finita la Guerra fredda. In Europa, questo vuol dire che dobbiamo diventare capaci di dissuadere efficacemente la Russia. Per far ciò avremo bisogno di disporre di quantità significative di sistemi d’arma, equipaggiamenti e forze militari. Ciò comporterà anche nuovi modi di pensare alla guerra, comprendendo anche la sicurezza energetica, alimentare, e delle infrastrutture critiche. Per noi, difesa più sicurezza equivale a resilienza, ed è questo quello che stiamo cercando di ottenere.

Ci sono degli ostacoli per far questo?

L’Europa deve risolvere due problemi. Primo, dobbiamo armarci rapidamente e in modo adeguato a contenere la Russia. Ciò significa che dobbiamo introdurre al più presto nei nostri inventari nazionali nuovi sistemi d’arma, piattaforme ed equipaggiamenti. La seconda sfida è che in Europa, al momento, non abbiamo la capacità produttiva né i tempi per sostenere questa produzione. Mentre iniziamo a stanziare i soldi per risolvere questi problemi, provenienti dagli Stati, dalla Commissione Ue, domani dalla Dsr Bank, dobbiamo assicurarci di star potenziando la nostra capacità produttiva. Attraverso la Dsr Bank, quindi, puntiamo a risolvere tre problemi.

Quali?

Uno: capitali a basso costo per gli Stati nazionali con un rating AAA su scadenze molto lunghe. Questo è il primo obiettivo della Banca Drs. Due: anche se domani tutti i soldi del mondo arrivassero ai ministeri della Difesa, questi non sarebbero in grado di spenderli perché gli acquisti per la difesa sono notoriamente difficili. Quindi, cercheremo di inserire nei contratti di prestito dei patti e delle clausole di indipendenza per assicurarci che le nazioni che raggiungono i vari standard tecnici e di interoperabilità, cerchino di stimolare una nuova cultura del procurement. Terzo, e più importante, forniremo garanzie alle banche commerciali per inondare il settore, a partire dalla supply chain, di capitale circolante. Senza queste misure, tutto questo denaro non farà altro che creare inflazione. Lo abbiamo visto con il Covid: abbiamo investito molto denaro in un problema per il quale non avevamo la capacità produttiva, e questo ha causato inflazione. Per collocare questo dato nel contesto della difesa, acquistare un proiettile di artiglieria da 155 mm prima dell’invasione dell’Ucraina sarebbe costato circa duemila dollari. Oggi, un proiettile costa oltre 18mila dollari. E questo perché la domanda è salita alle stelle e la produzione non è sufficiente.

Come evitarlo?

Aiutando non solo a far arrivare il denaro alle nazioni a tassi molto bassi, ma anche aiutando le banche commerciali a concedere prestiti all’intera catena di approvvigionamento, in modo che tutte le aziende possano espandersi adeguatamente e gestire tutto il denaro in arrivo. Un classico approccio multilaterale non diverso da quelli della Banca europea per gli investimenti o dalla Banca mondiale.

Come funziona?

Si ha un bilancio. Un punto di partenza ragionevole sarebbe di circa cento miliardi di dollari. Circa il 20% di questo dovrebbe essere il cosiddetto capitale versato o sottoscritto. È la liquidità di cui la banca dispone. Questo 20% verrebbe distribuito tra le nazioni azioniste. E non dovrà essere considerato un costo. Molte persone pensano che si tratti di denaro del governo, che vada in un progetto, che sia un costo irrecuperabile e che non ci sia più. Non è così. Le nazioni diventano azioniste della banca. Hanno un capitale proprio nella banca, che viene messo al servizio di un effetto moltiplicatore in termini di quantità di prestiti. Quindi, con 20 miliardi di dollari distribuiti tra le nazioni azioniste, si ottiene un effetto leva da quattro a cinque volte superiore sui mercati privati.

Che cosa significa?

Che si può usare questa banca, progetto per progetto, per raccogliere investimenti privati, fornendo agli investitori e agli enti privati un’enorme fiducia in termini di domanda sulla destinazione del denaro. La Dsr Bank è complementare a ciò che le nazioni stanno facendo a livello nazionale. Non voglio dare la percezione che si tratti di una sorta di panacea o che sostituisca i budget per la difesa nazionali. È solo di un diverso accesso a nuovi strumenti finanziari. Vogliamo dare alle nazioni uno strumento in più che consentirebbe loro di effettuare spese di difesa anche significative.

Intendete mobilitare anche capitali privati?

Gli azionisti della banca saranno gli Stati nazionali, ma il capitale privato sarà importante. In questa fase non vedrei il capitale privato come azionista della banca, piuttosto un rapporto con le banche commerciali per lavorare sul processo di accesso al mercato obbligazionario e di emissione del debito. Lavorare con le banche commerciali sulle garanzie per aiutare a sottoscrivere la conformità e il rischio di credito permette alle banche commerciali di portare il denaro dove è necessario nel settore della difesa.

Immagina un ruolo potenziale per la Dsr Bank come consulente finanziario, in stile banca d’investimento, o per le operazioni di trasformazione e consolidamento del settore?

Quando le nazioni si rivolgeranno alla banca per prendere in prestito denaro per qualsiasi progetto, ci saranno project manager e personale nella banca per assicurarsi che quel denaro vada dove deve andare e non venga usato per altri scopi. Il rischio reale, con tutti i soldi che vengono impegnati in Europa, è che si comprino le cose sbagliate. Dobbiamo essere saggi e prudenti e assicurarci di acquistare le attrezzature necessarie per combattere la guerra di domani, non quella di ieri.

Il Parlamento europeo ha espresso un chiaro sostegno alla creazione di una banca della difesa. Tuttavia, storicamente, l’Europa è stata riluttante a investire massicciamente nel settore. Pensa che con la Dsr Bank assisteremo a un cambio di paradigma duraturo?

Siamo nel mezzo di un cambiamento di mentalità. L’Europa si assumerà una maggiore responsabilità per la propria difesa e sicurezza. Il che significa che le nostre istituzioni dovranno riallineare gli investimenti e adattarsi alla nuova realtà. Penso che gli Stati nazionali non saranno troppo propensi a esternalizzare alle istituzioni dell’Ue, e che si andrà verso un sostanziale equilibrio. Sicuramente ci sarà una riconfigurazione dell’architettura di difesa, sicurezza e resilienza in Europa, e una buona indicazione di come potrebbe essere questo futuro viene dal Libro Bianco della Difesa e dal sostegno che il Parlamento europeo ha dato alla Dsr Bank. Si sta costruendo molto velocemente questa nuova realtà, e una banca multinazionale focalizzata esclusivamente sulla difesa, la sicurezza e la resilienza deve farne parte.

Il settore della difesa è spesso penalizzato dai criteri ESG, che ne limitano l’accesso ai finanziamenti tradizionali. La Dsr Bank può essere un’alternativa strategica per superare questo ostacolo? Ritiene che sia necessario ripensare gli standard ESG per includere la sicurezza come valore fondamentale?

Alcune delle sfide che le banche commerciali devono affrontare nel concedere prestiti al settore della difesa e alla catena di approvvigionamento sono l’effetto dell’imposizione delle normative ESG e delle regole Know-your-costumer e antiriciclaggio. Tutti questi elementi si sono sommati e hanno reso elevato il rischio di compliance per le banche commerciali che concedono prestiti in questo settore. Quando penso all’ESG, faccio fatica a capire come si possa avere un approccio ambientale, sociale e di governance forte se non c’è una base di sicurezza sottostante. Non voglio dire che l’ESG non sia importante, ma senza una solida base di difesa e sicurezza è piuttosto irrilevante.

La Dsr Bank guarda soprattutto all’Europa, ma si rivolgerà anche alle nazioni alleate in altre regioni del mondo? Penso ad esempio all’Indo-Pacifico, dove la partnership con l’Europa è in crescita.

Abbiamo due grandi problemi da risolvere. Primo, mettere negli inventari degli Stati i sistemi d’arma. Secondo, costruire la capacità produttiva dell’Europa in modo che possa costruirli da sola in futuro. In questo momento, che ci piaccia o no, l’Europa semplicemente non ha la capacità produttiva per fabbricare tutto ciò di cui ha bisogno. Pertanto, qualsiasi banca di questo tipo deve avere un’ampia base di azionisti, che deve includere nazioni like-minded che al momento hanno queste capacità produttive. Se si vuole costruire una nave o comprare i proiettili d’artiglieria da 155, si va in Corea del Sud; per i veicoli terrestri si va in Australia. Il problema non è che non possiamo produrre in Europa, tutt’altro. Ma l’Europa, al momento, non è in grado di produrre rapidamente. Vogliamo creare una banca in grado di far arrivare il denaro alle nazioni in modo che possano acquistare rapidamente ciò di cui hanno bisogno. E questo significa acquistare dai Paesi europei, ma anche da quelli extraeuropei dove ci sono le giuste capacità. Allo stesso tempo, dobbiamo costruire la capacità produttiva dell’Europa in modo che possa essere autosufficiente. Dobbiamo fare entrambe le cose allo stesso tempo. Inoltre, la geografia conta. Noi pensiamo a Mosca nel contesto dell’Europa orientale, ma se si va all’altro capo della Russia, confina con il Giappone.

Quali sono i tempi per la piena operatività della Dsr Bank?

Il prossimo passo è ottenere l’accordo sulla Carta della Banca. Questo richiederà alcuni mesi di negoziati. Lo scenario ideale è che venga approvata in tempo per il vertice Nato di giugno. Una volta approvata, dovrà essere ratificata dal Parlamento, perché si tratta essenzialmente di un trattato internazionale, e questo richiederà altri mesi. Realisticamente, le operazioni non inizieranno prima del 2026. Sebbene possa sembrare che ci voglia del tempo per rendere il tutto operativo e funzionante, in realtà si tratta di una velocità fulminea rispetto al tempo necessario per creare queste istituzioni.

Quali saranno i primi progetti di finanziamento di questa nuova istituzione?

Per quanto riguarda i primi progetti, la decisione spetterà alle nazioni e ai processi interni della Banca. È importante notare che nel frattempo ci sono stati tutti questi grandi annunci sulla spesa per la difesa e sul finanziamento di nuovi strumenti. Tutto ciò è fantastico, ed è così che i governi e le istituzioni dovrebbero lavorare: rapidamente per riempire un vuoto. La gente è preoccupata per quello che potrebbe accadere, e se non abbiamo un’architettura di base, come la Dsr Bank, non risolveremo il problema. Non faremo altro che buttare soldi sul problema e ottenere solo cose più costose.

Fonte Formiche.net

17 Aprile 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-21-at-10.02.17-e1742551590894.jpeg 630 853 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-04-17 18:13:282025-03-29 18:35:55La DSR Bank: la prima banca multilaterale europea per la difesa
Aereospazio, Rassegna Stampa

Strategia Spaziale del Pentagono: Il Futuro della Difesa con il Settore Privato

Strategia Spaziale del Pentagono: Il Futuro della Difesa con il Settore Privato

Il Pentagono ha reso nota la sua Strategia di integrazione dello spazio commerciale, il nuovo documento che mira a integrare le soluzioni spaziali commerciali nelle architetture per la Difesa a stelle e strisce, oltre che aprire alla possibilità di usare la forza militare per proteggere gli operatori commerciali

03/04/2024

Lo spazio svolge un ruolo cruciale per la sicurezza ed è essenziale per la Difesa che ogni giorno si affida ai servizi spaziali per svolgere la propria missione. Con queste parole il Pentagono ha reso nota la sua Strategia di integrazione dello spazio commerciale, il nuovo documento che mira a integrare le soluzioni spaziali commerciali nelle architetture per la sicurezza nazionale e apre alla possibilità di utilizzare la forza militare per proteggere gli operatori spaziali commerciali, oltre a ipotizzare un sostegno finanziario da parte del dipartimento della Difesa a favore degli appaltatori che forniscono servizi spaziali per le Forze armate. “Il settore spaziale commerciale sta guidando l’innovazione – ha detto l’assistente segretario alla Difesa per la Politica spaziale John Plumb presentando il documento – ma l’impatto sulla sicurezza nazionale si misurerà in base a quanto il dipartimento riuscirà a integrare le capacità commerciali nel nostro modo di operare, sia in tempo di pace sia in conflitto”.

La nuova strategia

Secondo il documento: “Il dipartimento farà leva su una serie di strumenti in tutti i domini per scoraggiare l’aggressione e sconfiggere le minacce agli interessi spaziali della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, compresi tutti i segmenti spaziali e, se del caso, le soluzioni spaziali commerciali”. Inoltre, la strategia afferma che “in circostanze appropriate, potrebbe essere diretto l’uso della forza militare per proteggere e difendere i beni commerciali”. Il nuovo testo chiede anche di migliorare le norme e gli standard per rendere lo spazio più sicuro per gli operatori del settore privato, la condivisione delle informazioni sulle minacce e la protezione finanziaria per le aziende che supportano le missioni spaziali militari.

Integrazione commerciale

La strategia è una chiara indicazione che il Pentagono vuole collaborare con le imprese commerciali in tutti i settori dello spazio, un segnale della presa di coscienza del fatto che se in passato era il governo l’unica entità abbastanza grande da assumersi il rischio delle operazioni spaziali, ad oggi sono le imprese private a gestire una gran parte di queste attività. La strategia del Pentagono, infatti, afferma che: “una più profonda integrazione delle soluzioni spaziali commerciali rappresenta un cambiamento concettuale rispetto alle pratiche tradizionali su cui il Dipartimento ha fatto affidamento; data l’espansione del settore spaziale commerciale e la proliferazione delle capacità spaziali, il Dipartimento trarrà beneficio rendendo le soluzioni commerciali parte integrante – e non solo complementare – delle architetture spaziali della sicurezza nazionale”.

Sfruttare la velocità dei privati

Come sostenuto da tempo dai leader della Space force e del Comando spaziale statunitensi, e come emerso con chiarezza dalla guerra in Ucraina, un uso maggiore e migliore degli appaltatori commerciali e della catena di approvvigionamento spaziale può contribuire alla resilienza dell’architettura spaziale di sicurezza nazionale complessiva. Secondo la strategia, quindi, l’obiettivo è trovare il miglior “equilibrio” tra capacità governative e commerciali. La strategia, pur riconoscendo che esiste un “rischio intrinseco” nell’affidarsi ai sistemi commerciali, che comporta compromessi tra velocità e sicurezza, sottolinea anche il rischio di non riuscire a sfruttare “l’innovazione e la velocità” commerciali.

Quattro priorità

La strategia di integrazione dello spazio commerciale evidenzia quattro priorità per raggiungere l’integrazione. In primo luogo, per garantire la disponibilità di soluzioni commerciali quando necessario, il Dipartimento utilizzerà contratti e altri accordi per delineare i requisiti. In secondo luogo, il Dipartimento realizzerà l’integrazione delle soluzioni commerciali in tempo di pace per consentire di utilizzare senza problemi le soluzioni spaziali commerciali durante le crisi e i conflitti. Terzo, le Forze armate Usa proteggeranno e difenderanno dalle minacce agli interessi spaziali della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nello spazio e a terra, e, se del caso, dalle soluzioni spaziali commerciali. Infine, il Dipartimento utilizzerà l’intera gamma di strumenti finanziari, contrattuali e politici disponibili per sostenere lo sviluppo di nuove soluzioni spaziali commerciali “che abbiano il potenziale per supportare le Forze congiunte”.

La strategia della Space force

Anche la Space Force dovrebbe pubblicare nei prossimi giorni la propria strategia commerciale. La nuova Forza armata ha intensificato negli ultimi anni le collaborazioni con l’industria e i suoi ufficiali hanno chiesto da tempo che il tema delle acquisizioni consideri le opportunità di acquistare servizi e sistemi dall’industria ogni volta che sia possibile. L’anno scorso, inoltre, è stato istituito un Ufficio per lo spazio commerciale con l’obiettivo di aiutare l’Ussf a integrare meglio queste capacità nelle sue aree di missione. L’impegno si è concentrato anche sulla creazione di una riserva spaziale commerciale (Commercial augmentation space reserve) per aumentare l’uso delle capacità del settore privato da parte della Forza spaziale durante una crisi o un conflitto.

Fonte Formiche.net

15 Aprile 2024/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2024/04/DALL·E-2024-04-15-10.30.34-An-illustration-depicting-the-collaboration-between-the-Pentagon-and-the-private-sector-in-space-symbolizing-the-new-strategic-approach-to-space-defe.webp 1024 1024 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2024-04-15 10:34:262024-04-15 10:37:38Strategia Spaziale del Pentagono: Il Futuro della Difesa con il Settore Privato
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