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Tag Archivio per: difesa italiana

Rassegna Stampa

MULTISPADA: l’Italia sviluppa il satellite porta-droni per la difesa spaziale

Il Ministero della Difesa italiano sta finanziando MULTISPADA, un programma di ricerca per lo sviluppo di un satellite militare capace di trasportare e schierare micro-droni dotati di sensori avanzati direttamente in orbita. Il progetto, rivelato a febbraio 2026, è guidato da Nurjana Technologies & Space come prime contractor, con D-Orbit come co-proponente. In pratica, MULTISPADA funzionerebbe come un “drone-carrier satellite”, una piattaforma orbitale progettata per osservare e monitorare lo spazio prossimo alla Terra. Il finanziamento stanziato è di oltre 2,6 milioni di euro per portare la tecnologia al livello TRL 6.

Il concetto operativo

Il cuore di MULTISPADA è rivoluzionario: un satellite che porta con sé micro-droni e li schiera in orbita quando necessario. I droni avrebbero capacità di volo autonomo, sensoristica avanzata e potrebbero essere recuperati e riutilizzati. Il sistema è progettato per la sorveglianza dello spazio prossimo alla Terra, con applicazioni nella Space Domain Awareness (SDA). In scenari di crisi, la possibilità di dispiegare micro-droni orbitali consentirebbe una reazione rapida e flessibile. Il satellite madre fungerebbe da base operativa orbitale con capacità di ricevere, mantenere e rilasciare i droni. Questo tipo di piattaforma non ha precedenti nell’arsenale militare europeo. Il concetto riprende la logica dei sistemi “madre-figlio” già esplorati per i microsatelliti ma applicandola a droni con propulsione propria.

 

Per approfondire i programmi satellitari militari italiani, consulta la sezione difesa italiana di Kelvin273. Approfondimenti su Meteoweb.

I protagonisti industriali

MULTISPADA è guidato da Nurjana Technologies & Space, PMI italiana specializzata in soluzioni aerospaziali e della difesa. L’azienda ha presentato il progetto come risposta alle esigenze operative delle Forze Armate italiane nel dominio spaziale. D-Orbit è il co-proponente, società italiana leader nella logistica spaziale e nel dispiegamento di satelliti in orbita. La combinazione di Nurjana e D-Orbit crea una filiera italiana verticalmente integrata per questo tipo di sistema. Entrambe le aziende fanno parte dell’ecosistema della space economy italiana in forte crescita. Il progetto MULTISPADA si inserisce nel quadro più ampio del Piano Spaziale Nazionale della Difesa. Si colloca accanto ad altri programmi come il Sistema Satellitare Ottico di III generazione da 292 milioni in fase di approvazione parlamentare. Per comprendere le dinamiche della difesa spaziale italiana, leggi l’articolo di Kelvin273 sull’Eurofighter Typhoon.

 

Ulteriori informazioni su Italia protagonista nel 2026.

Il contesto strategico

L’Italia sta accelerando fortemente sulla difesa spaziale nel 2026. MULTISPADA si inserisce in un contesto dove la militarizzazione dello spazio è ormai una realtà conclamata, con Russia e Cina che sperimentano satelliti stealth e sistemi d’attacco orbitali. La Space Domain Awareness è diventata priorità per tutti i Paesi NATO. Il sistema di costellazione IRIDE per l’osservazione della Terra si arricchirà nel 2026 di nuovi satelliti HEO ed Eaglet-II. Il lancio del satellite Cosmo-SkyMed FM3 a inizio 2026 ha inaugurato un anno cruciale per lo spazio italiano. MULTISPADA porta l’Italia verso capacità di difesa spaziale attiva, finora dominio quasi esclusivo di USA, Russia e Cina.

 

Per approfondire la strategia satellitare italiana, leggi l’articolo di Kelvin273 sulla dipendenza da Starlink. Analisi su Milex.org Satelliti Spia Italiani.

25 Giugno 2026/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Militare-nave-porta-droni-1200x815-1.webp 815 1200 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2026-06-25 10:23:392026-03-27 19:27:19MULTISPADA: l’Italia sviluppa il satellite porta-droni per la difesa spaziale
Rassegna Stampa

ELT Group, Indra e Leonardo: l’asse italo-spagnolo per la difesa europea

Il 17 febbraio 2026 a Roma, il gruppo spagnolo Indra ha firmato in un solo giorno due accordi separati con ELT Group e con Leonardo. Una giornata, due intese, un disegno unitario che copre guerra elettronica, dominio spaziale, droni e cyber defence. ELT Group è il campione italiano della guerra elettronica e gestione dello spettro elettromagnetico, Leonardo il principale gruppo della difesa italiana. La mossa consolida un nuovo baricentro industriale italo-spagnolo al cuore dell’Europa della difesa.

L’accordo ELT Group-Indra

L’accordo quadro strategico tra ELT Group e Indra punta a rafforzare la cooperazione nella difesa multi-dominio. Indra porta le sue capacità di integratore di sistema, radar, spazio, guerra elettronica e cyberdifesa. ELT Group contribuisce con la sua leadership nelle soluzioni EMSO (Electromagnetic Spectrum Operations). Enzo Benigni, Presidente e CEO di ELT Group, ha sottolineato che le due aziende collaborano già in programmi come l’Eurofighter. Domitilla Benigni, CEO e COO di ELT Group, ha definito le capacità SIGINT ed EW “un asset strategico per l’Europa”. José Vicente de los Mozos, CEO di Indra, ha evidenziato le “opportunità immediate per proposte integrate e competitive nei programmi europei”. L’accordo punta esplicitamente alla sovranità tecnologica europea. Per approfondire le capacità spaziali di ELT Group, leggi l’articolo di Forbes su ELT nello spazio. Analisi dettagliata su Analisi Difesa.

L’accordo Leonardo-Indra

Il secondo accordo della giornata riguarda cyber defence, cloud sicuro e comunicazioni mission critical tra Leonardo e Indra. Roberto Cingolani, CEO di Leonardo, ha dichiarato: “In un mondo in cui le minacce digitali evolvono rapidamente, la difesa europea deve innovarsi, anticipare e cooperare”. L’accordo integra competenze in tre domini chiave: Cyber & Resilience, Secure Digital & Cloud, Mission Critical Communications. Leonardo e Indra sono già partner nello sviluppo del FCAS (Future Combat Air System) europeo. La sinergia tra le due aziende consolida una filiera europea capace di rispondere alle minacce ibride. L’intesa è complementare all’accordo ELT Group-Indra: guerra elettronica e cyber sono le due facce dello stesso problema strategico. Per approfondire l’industria italiana della difesa, consulta la sezione industria aerospaziale di Kelvin273. Ulteriori dettagli su Analisi Difesa Leonardo-Indra.

Il significato strategico

In un solo giorno Roma è diventata il teatro di un’operazione industriale di grande portata europea. I due accordi costruiscono un’architettura integrata che copre l’intero spettro della difesa moderna: segnali, elettronica, cyber, spazio e droni. ELT Group è già fornitore di sistemi EW per Eurofighter, Tornado e piattaforme navali NATO. Indra è il principale integratore di difesa della Spagna e tra i più grandi in Europa. La partnership italo-spagnola si colloca in un momento cruciale, con l’Europa che accelera sulla difesa dopo gli shock geopolitici degli ultimi anni. L’obiettivo comune è presentarsi con capacità già rodate ai prossimi programmi europei di armamento. Per approfondire la cooperazione industriale nella difesa europea, consulta la sezione difesa europea di Kelvin273.

Approfondimenti su La Mescolanza.

11 Giugno 2026/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2026/03/Indra-Group-ELT-Group-Agreement-002.jpg 654 1024 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2026-06-11 10:11:492026-03-27 19:15:12ELT Group, Indra e Leonardo: l’asse italo-spagnolo per la difesa europea
Aereospazio

M-346 comanda droni Baykar: Leonardo lancia il primo “War Case” a metà 2026

Il CEO di Leonardo Roberto Cingolani ha annunciato un test senza precedenti: l’M-346 come “nave madre” che comanda due caccia senza pilota Baykar in volo simultaneo. La dimostrazione avverrà entro metà 2026 come parte della roadmap del “Michelangelo Dome” presentata nel Piano Industriale 2026-2030. È il primo “War Case” italiano nel campo dei Collaborative Combat Aircraft. Una partnership italo-turca inedita che posiziona Leonardo all’avanguardia nella difesa aerea multidominio.

L’annuncio di Cingolani

Presentando il Piano Industriale a Roma il 12 marzo 2026, Cingolani ha dichiarato: “A metà del 2026 dimostreremo il primo War Case”. Il test prevede un volo in cui l’M-346 comanda direttamente due fighter non pilotati prodotti in collaborazione con Baykar Technology. “Saranno operati direttamente dall’aereo madre”, ha precisato il CEO. La prima campagna di prove in volo in forma riservata è prevista tra aprile e maggio, seguita da una fase pubblica. Nessun dettaglio è stato divulgato su località e profili di missione. Il programma rientra nello sviluppo delle operazioni congiunte uomo-macchina, con l’obiettivo di impiegare droni per compiti operativi ad alto rischio.

Per approfondire la cooperazione industriale italiana nella difesa, leggi l’intervista a Lorenzo Mariani di MBDA su Kelvin273. Tutti i dettagli tecnici su FlightGlobal.

L’M-346 come piattaforma CCA

L’M-346 è un addestratore a getto transonico bimotore con comandi di volo fly-by-wire a ridondanza quadrupla. La configurazione digitale avanzata lo rende ideale come nodo di coordinamento per sistemi senza equipaggio. Nella variante Block 20 integra un computer di missione aggiornato, radar AESA e interfacce per la gestione di droni gregari. Il concetto di “nave madre” mantiene il pilota umano nel circuito decisionale mentre i droni eseguono compiti operativi rischiosi. Il velivolo biposto consente addestramento specifico degli operatori CCA direttamente in missione. Interesse crescente arriva da nazioni con budget limitato che vedono nell’M-346 una soluzione economicamente accessibile per il combattimento avanzato. La piattaforma si collega alla visione strategica del GCAP per l’integrazione con caccia di sesta generazione.

Per approfondire la produzione di caccia italiani, leggi l’articolo di Kelvin273 su Leonardo Cameri e F-35. Aggiornamenti tecnici su Leonardo ufficiale.

Il partner turco: Baykar e il Kizilelma

La partnership è con Baykar Technology, azienda turca che nel primo trimestre 2026 ha consegnato i primi esemplari di serie del Bayraktar Kizilelma alle Forze Armate turche. Il Kizilelma è il primo caccia unmanned turco con capacità aria-aria, sistema radar, guida missilistica oltre-visuale e sistemi elettro-ottici integrati. A fine 2025 due prototipi Kizilelma hanno eseguito volo in formazione ravvicinata autonomo con algoritmi di “smart fleet autonomy”. Il velivolo utilizza ridondanza tripla nel controllo con computer di missione, di navigazione e software in parallelo. L’integrazione con l’M-346 italiano come piattaforma C2 rappresenta un salto qualitativo per entrambi i sistemi. Questa collaborazione italo-turca dimostra la crescente convergenza industriale tra Paesi NATO nell’era dei sistemi unmanned.

Approfondimenti su Army Recognition.

Il Michelangelo Dome

Il test M-346-Baykar rientra nel progetto “Michelangelo Dome”, la visione di difesa multidominio di Leonardo. Il sistema opera in un contesto in cui piattaforme aeree pilotate e non pilotate integrano la rete di C2, sensori ed effettori. L’obiettivo finale è la neutralizzazione di minacce aeree avanzate attraverso swarm cooperativi controllati da un operatore umano. Il Michelangelo Dome si posiziona come risposta italiana al programma CCA americano e si integra con la prospettiva GCAP. Il Piano Industriale 2026-2030 prevede investimenti crescenti in questo segmento con timeline chiare. La dimostrazione di metà 2026 sarà un banco di prova cruciale per gli ordini militari italiani ed esteri futuri.

7 Maggio 2026/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2026/03/D70_7992_M-346_T-medium-res-rev-acn_01-scaled-1.jpg 1703 2560 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2026-05-07 10:41:062026-03-27 19:40:38M-346 comanda droni Baykar: Leonardo lancia il primo “War Case” a metà 2026
Rassegna Stampa

GCAP avanza mentre FCAS rallenta: la nuova corsa europea

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato davanti alla Commissione Difesa che il programma franco-tedesco FCAS è fallito. Contemporaneamente ha annunciato che la Germania potrebbe entrare nel progetto GCAP, insieme a possibili partner come Canada, Arabia Saudita e Australia. Questa affermazione fotografa un disequilibrio industriale ormai evidente nel panorama europeo della difesa.​

La crisi del programma FCAS

Il Future Combat Air System era stato lanciato nel 2017 con un investimento superiore a 100 miliardi di euro. Le continue tensioni tra Dassault Aviation e Airbus sulla governance hanno però paralizzato il programma. I problemi riguardano divisione del lavoro, proprietà intellettuale e accesso ai codici sorgente. Le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Airbus confermano una frattura strutturale, non un semplice rallentamento. L’assenza di leadership chiara ha generato duplicazioni nella ricerca, ritardi sui motori e sul cloud di combattimento. Per approfondire le tensioni sul FCAS, visita l’analisi completa su Kelvin273. Ulteriori dettagli sono disponibili sul portale di BAE Systems.​

Il modello GCAP funziona

Il programma GCAP di Italia, Regno Unito e Giappone segue una logica opposta al FCAS. La governance è centralizzata nella joint venture Edgewing, con ripartizione industriale stabile tra BAE Systems, Leonardo e Mitsubishi Heavy Industries. La roadmap prevede il primo volo nel 2027 del dimostratore e l’inizio operatività nel 2035. La fase di ricerca e sviluppo è stimata intorno ai 6 miliardi di euro. Il costo unitario atteso è di circa 300 milioni di dollari per piattaforma completa. L’architettura software-centrica prevede sviluppo modulare di droni collaborativi, guerra198 elettronica e cloud tattico. Il radar integrato raccoglierà 10.000 volte più dati dei sistemi attuali.​

Nuovi partner strategici

L’apertura italiana a nuovi partner garantirebbe economie di scala significative. L’ingresso della Germania aumenterebbe la base produttiva e ridurrebbe il costo marginale per esemplare. Canada e Australia, già integrati in programmi come F-35 e AUKUS Pillar 2, avrebbero interesse ad accedere all’ecosistema industriale GCAP. Questo consentirebbe maggiore autonomia tecnologica e ruolo nella supply chain ad alto valore. Per Berlino rappresenta un dilemma strategico: FCAS rischia uno slittamento strutturale, mentre GCAP offre capacità operative anticipate di almeno un quinquennio. L’adesione tedesca sancirebbe la fine del progetto europeo a guida franco-tedesca. Scopri come Leonardo sta consolidando il ruolo italiano nell’F-35 leggendo l’articolo sul programma di Cameri. Per confronti industriali consulta Defense News.​

Massa critica e competizione globale

L’Europa non può permettersi tre diversi caccia di nuova generazione senza disperdere risorse. La scelta italiana di consolidare il GCAP come piattaforma aperta riflette una valutazione realistica della competizione globale. Stati Uniti, Corea del Sud e Turchia stanno accelerando i rispettivi programmi di sesta generazione. La finestra per garantire autonomia tecnologica si sta rapidamente chiudendo. Crosetto ha insistito sull’aumento della massa critica per ridurre il costo unitario. Oggi nessun Paese occidentale, eccetto gli Stati Uniti, può sostenere da solo i costi della sesta generazione. La partita non è solo industriale ma di collocazione strategica complessiva. Analisi dettagliate sono disponibili sul sito della Royal Air Force.

8 Gennaio 2026/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/12/gcap-tempest-6th-generation-fighter-jet-concept-image-v0-up57t1bqzfte1.webp 452 640 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2026-01-08 15:51:572025-12-19 17:20:12GCAP avanza mentre FCAS rallenta: la nuova corsa europea
Rassegna Stampa

La Difesa italiana cambia volto con il progetto Dome

Il Ministro Guido Crosetto ha presentato recentemente un piano ambizioso per la Dome nazionale. Questa iniziativa segna una svolta storica per la nostra sicurezza strategica. L’obiettivo principale è colmare i ritardi tecnologici accumulati negli ultimi decenni dall’Italia. Davanti alla Commissione Difesa, il Ministro ha delineato una visione chiara e necessaria per il futuro del Paese.​

Lo scudo strategico nazionale

Il cuore della proposta riguarda la creazione di un sistema di protezione multilivello. Questo scudo integrerà sensori avanzati, capacità di comando e funzioni missilistiche di ultima generazione. Crosetto ha definito la Dome nazionale come una difesa irrinunciabile per la protezione del territorio. L’investimento previsto ammonta a circa 4,4 miliardi di euro distribuiti in diverse annualità. In aggiunta, lo spazio diventa un dominio operativo fondamentale per intercettare minacce fisiche sempre più veloci. Puoi trovare ulteriori approfondimenti tecnici visitando il sito ufficiale del Ministero della Difesa.​

Cyber sicurezza e innovazione

La difesa cibernetica rappresenta un altro pilastro essenziale della nuova strategia italiana. Attualmente, il settore assorbe circa 500 milioni di euro ogni anno per garantire la resilienza digitale. Tuttavia, il Ministro avverte che queste risorse sono ancora insufficienti rispetto alla portata delle minacce globali. L’Italia deve competere con giganti tecnologici e investimenti privati massicci tipici del modello statunitense. Per restare aggiornati sulle evoluzioni tecnologiche, visitate la sezione news di Kelvin273. Infatti, la velocità decisionale e l’intelligence sono diventate le nuove linee di frontiera della deterrenza moderna.​

Il programma GCAP e il futuro

Il Global Combat Air Programme non è solo un semplice progetto aeronautico d’avanguardia. Esso costituisce una piattaforma tecnologica che influenzerà navi, carri armati e centri di controllo. L’Italia partecipa come partner alla pari insieme a Regno Unito e Giappone in questa sfida. Questo programma fungerà da catalizzatore industriale per l’intero comparto della difesa nazionale. Inoltre, nuove collaborazioni internazionali, come quella con la Germania, potrebbero rafforzare ulteriormente il progetto. Leggi anche le analisi approfondite fornite dalla Rivista Italiana Difesa per comprendere meglio questi scenari.​

Una riforma normativa rapida

Per sostenere questa trasformazione, il governo punta a una riforma organica del quadro legislativo. Il Parlamento dovrà lavorare con tempi rapidi per approvare le nuove norme entro marzo. Una base legislativa solida permetterà di garantire stabilità agli investimenti oltre la durata dei singoli governi. La sicurezza nazionale richiede infatti una visione condivisa e di lungo periodo per essere efficace. Di conseguenza, il progetto Dome diventerà la colonna portante di una nazione più protetta e tecnologicamente sovrana. Restate informati seguendo costantemente le news Kelvin per i prossimi aggiornamenti legislativi. Per le ultime notizie di politica nazionale, consulta il portale ANSA.​

19 Dicembre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png 0 0 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-12-19 15:33:072025-12-19 17:23:02La Difesa italiana cambia volto con il progetto Dome
Aereospazio, Rassegna Stampa

Vertice Meloni: investimenti dual use tra difesa e crescita civile

Il vertice sulla difesa: una nuova strategia dual

Il recente vertice presieduto da Giorgia Meloni ha visto la partecipazione dei vertici di Fincantieri, Leonardo, Invitalia e Ferrovie dello Stato, segnando una svolta sulle strategie di investimento dual. La frase chiave “dual” è stata al centro dei lavori del tavolo, con l’obiettivo di massimizzare ricadute civili derivanti dagli investimenti militari.policymakermag

Meloni e i ministri Tajani, Crosetto e Giorgetti, insieme ai CEO delle aziende coinvolte, hanno discusso come impiegare le risorse europee e nazionali su tecnologie e infrastrutture dual. L’idea è creare sinergie tra difesa e settori strategici civili, favorendo occupazione, know-how ed economia.policymakermag

Prestiti Safe e opportunità europee

Al vertice si è parlato in modo approfondito dei prestiti Safe della Commissione Europea, strumenti pensati per agevolare nuovi impegni di spesa nel comparto difesa senza pesare sul Patto di Stabilità. L’Italia punta a ottenere fino a 14 miliardi in cinque anni, con rientro in 45 anni, per finanziare parte degli sforzi dettati dal piano Readiness 2030 e dal programma ReArm Europe.

Anche Belgio, Spagna, Francia e altri paesi UE hanno fatto richiesta di questi prestiti. Complessivamente, l’Unione Europea destina 150 miliardi di euro a Safe per sostenere una crescita competitiva e sicura.

Maggiori dettagli sulle politiche UE e sulle iniziative Horizon Europe sono disponibili su argomenti correlati come Horizon Europe apre al dual-use e rilancia la difesa e Difesa e innovazione: svolta UE su tecnologie dual use.first.art-er+1

Dual use: ricadute civili e prossimi passi

Il concetto di “dual” è centrale: si punta su investimenti in elicotteri, navi, tecnologie avanzate e infrastrutture che, pur nascendo per la difesa, possono tradursi in benefici civili. L’esempio più noto è il progetto del Ponte sullo Stretto, ora candidabile a fondi UE proprio grazie alla clausola dual use, coprendo parte dei 13,5 miliardi necessari.

Nei prossimi mesi, le aziende coinvolte dovranno dettagliare proposte capaci di generare occupazione, innovazione e ritorni economici stabili, secondo criteri utili anche al posizionamento europeo di ricerca e industria.

Sul tema della crescita industriale e spazio italiano, leggi anche:

  • Globalstar e SpaceX: nuovo accordo e la sfida sulle frequenze con la FCC

  • Francia e Germania ai ferri corti sul programma FCAS

Dual use e industria italiana: una sfida per il futuro

L’attenzione agli investimenti dual è il filo conduttore di una strategia volta a rafforzare l’industria nazionale e la collaborazione europea. L’interazione tra risorse della Difesa e sviluppo civile promette nuove opportunità per il tessuto economico italiano, con impatti sulla competitività internazionale e la resilienza tecnologica.

Scopri di più sulle sinergie civili e militari e su come la UE investe in ricerca e infrastrutture nei collegamenti esterni:

  • Readiness 2030: le tecnologie dual-use al centro della strategia UEagendadigitale

  • Il White Paper che cambierà l’industria della difesa europea

8 Ottobre 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png 0 0 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-10-08 10:59:112025-09-17 18:37:35Vertice Meloni: investimenti dual use tra difesa e crescita civile
Rassegna Stampa

Rafforzato il network tra NATO, imprese italiane e start-up subacquee e spaziali

Si chiama Italian Innovation Ecosystem Reception, l’evento ospitato lo scorso 1 luglio dalla Direzione Nazionale degli Armamenti e dal NATO Innovation Fund (NIF), presso l’Arsenale Militare di Venezia. L’ambizioso obiettivo è stato quello di creare nuove sinergie e di rafforzare il network già esistente tra diversi attori che concorrono alla crescita del Sistema Paese nel settore delle tecnologie emergenti e dirompenti e, in particolare, in quelle dell’underwater e dello Spazio, quali Centri di Ricerca, Start-Up, medie e piccole imprese, rappresentanti della Difesa, del mondo del Ventur Capital e del mondo accademico, con i rappresentanti del NIF e con gli esponenti dei vari Ministri coinvolti.
Nel suo discorso, il Vice Direttore Nazionale degli Armamenti (DNA), Luisa Riccardi, ha spiegato che ” Una nuova era di collaborazione pubblico-privata sta vedendo l’alba. Una cooperazione nella quale la Nato e la Defense Innovation Accelerator Fort the North Atlantic (DIANA) giocano un ruolo importante”. In questo scenario, l’Italia sta facendo la propria parte, investendo nei settori strategici della subacquea e dello Spazio. “Per il primo tema, è stato creato un hub nazionale (National hub for Underwater Capability)” che trae forza dalle più grandi realtà quali Leonardo e Fincantieri, e promuove il contributo di Start-Up, centri di ricerca e università; “per lo Spazio, si sta valorizzando la strategia del dual-use Space Strategy, che serve sia a scopi di sicurezza nazionale, sia commerciali”, ha proseguito il Vice DNA.
Quanto alla cooperazione internazionale fra gli stati membri dell’Alleanza Atlantica, il NIF, rappresentato a Venezia dal Vice-Chair of the Board Fiona Murray e dal Defense Director Roberto Cingolani, si presenta come un’interessante opportunità per la ricerca e lo sviluppo: un fondo multi-sovrano da 1 miliardo di Euro destinato a soluzioni commerciali che punterebbero all’innovazione tecnologica e al sostegno per la ricerca. Aree, che troverebbero applicazione nel settore della difesa, secondo la strategia dual use, con investimenti distribuiti in un periodo di circa 15 anni, in grado di generare ulteriore valore con ritorni positivi per le imprese italiane e per la collettività.
Fra gli altri ospiti e relatori dell’evento, anche i rappresentanti del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionali (MAECI), del Ministero Imprese e Made in Italy (MIMiT) a testimonianza della centralità del tema trattato, nonché dell’importanza della sinergia tra le Istituzioni e la rete imprenditoriale nazionale.

26 Luglio 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/07/6d5212bd-4974-40ad-b263-8b898c6f46c7.jpg 576 1024 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-07-26 13:08:282025-07-26 13:09:40Rafforzato il network tra NATO, imprese italiane e start-up subacquee e spaziali
Rassegna Stampa

Leonardo punta sull’Italia: nuove forniture e strategie per il futuro degli elicotteri

Il gruppo Leonardo, attraverso la sua divisione elicotteri, scommette sul tessuto industriale italiano con l’obiettivo di affiancare, alla catena produttiva esistente, un nuovo ecosistema, capace di ridurre la dipendenza dall’estero e di valorizzare, al contempo, le eccellenze locali del made in Italy, in una fase cruciale per il settore difesa. Il colosso italiano dell’aerospazio ha lanciato, nella primavera del 2024, il programma Crescere insieme e oggi, a un anno di distanza, sono 150 le imprese tricolori attualmente in pista per diventare fornitrici del gruppo guidato da Roberto Cingolani. Le prime forniture sono previste per il 2026.

Il target finale, spiegano i tecnici di Leonardo, è costruire, «insieme a partner privati e pubblici, un tessuto industriale capace di sostenere lo sviluppo tecnologico nazionale e rafforzare la competitività del Paese a livello internazionale». Il progetto è partito da un’attenta analisi del mercato degli elicotteri, che è in espansione: entro il 2029, l’azienda prevede, per la divisione, «una crescita degli ordini del 3%, dei ricavi del 6% e dell’Ebitda del 7,4%; numeri che richiedono una filiera solida, affidabile e pronta ad accompagnare lo slancio del gruppo».

Attualmente il ramo elicotteri acquista, in totale, circa 3 miliardi di euro l’anno in forniture, di cui circa il 65% da soggetti internazionali. Il programma messo a punto, mira a destinare, alla manifattura italiana, una quota crescente del fabbisogno dei cosiddetti bottleneck items, cioè dei componenti critici per la continuità produttiva. Si tratta, chiariscono i tecnici, di «elementi ad alto valore aggiunto e ad alta rilevanza operativa, la cui assenza può rallentare o bloccare intere linee di produzione. Dovendo essere installati su elicotteri, devono essere certificati secondo le normative aeronautiche internazionali e sono, quindi, soggetti a standard elevati di progettazione, produzione, collaudo e tracciabilità».

Per questo, la loro fornitura «richiede aziende tecnologicamente e organizzativamente solide, in possesso, o nella condizione di ottenere, le necessarie certificazioni previste per il settore». Oggi, Leonardo elicotteri fa acquisti, in questa specifica categoria, per un valore di circa 1,3 miliardi (solo il 20% in Italia) e stima che aumenteranno del 30% nel prossimo quinquennio, «in linea con l’aggiornamento del piano industriale recentemente presentato».

Con Crescere insieme, insomma, raccontano dall’azienda, «si punta a sostenere lo sviluppo di una filiera italiana solida e all’avanguardia, valorizzando le competenze esistenti e favorendone l’integrazione. Il progetto accompagna le imprese in un percorso di crescita, in tutte le aree, sia tecniche che manageriali», supportandole nel cercare di superare le barriere all’ingresso che caratterizzano il mercato del volo verticale. Il trasferimento di know-how tecnologico alle aziende più piccole, peraltro, assicurano i tecnici, «è un pilastro centrale dell’iniziativa, in quanto queste realtà rappresentano il motore della diversificazione e della specializzazione della catena del valore».

fonte Sole24 Ore

21 Luglio 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/06/14-Agusta-A101-G-Cascina-Costa-anni60.jpg 553 720 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-07-21 11:27:252025-06-21 11:52:57Leonardo punta sull’Italia: nuove forniture e strategie per il futuro degli elicotteri
Rassegna Stampa

Il Belgio sceglie Cameri per i nuovi F-35: Leonardo brinda

F-35, ecco perché il Belgio fa brindare Leonardo a Cameri

Il Belgio ha intenzione di acquistare ulteriori caccia F-35 e di assemblarli presso la Faco (Final Assembly and Check-Out) di Cameri, una delle due linee di produzione dell’F-35 fuori dagli Stati Uniti e l’unica in Europa, del gruppo Leonardo Velivoli.

Il Belgio chiede all’Italia di far assemblare i suoi futuri caccia F-35 presso la Faco (Final Assembly and Check Out) Cameri.

Nel corso di un’intervista del 14 aprile, il ministro della Difesa belga, Theo Francken, ha annunciato che il Paese intende acquistare ulteriori caccia multiruolo Lockheed Martin F-35A Lightning II. L’acquisizione fa parte di un programma più ampio volto a rafforzare le capacità dell’Aeronautica Militare belga.

Il ministro non ha specificato quanti velivoli la Difesa belga intende acquisire, tuttavia ha aggiunto che ha richiesto al suo omologo italiano, Guido Crosetto, la possibilità di allestire i nuovi F-35 presso la Faco  di Cameri, in provincia di Novara. Si tratta di una delle due linee di produzione dell’F-35 fuori dagli Stati Uniti e l’unica in Europa, del gruppo Leonardo Velivoli.

Bruxelles ha già ordinato 34 F-35A nell’ambito del programma Foreign Military Sales (FMS). Finora, otto unità sono state consegnate e dislocate presso la base aerea di Luke in Arizona, dove svolgono la funzione di componente di addestramento nazionale.

Ad aprile di quest’anno, a Fort Worth, il sito di produzione principale di Lockheed Martin in Texas, è iniziato l’assemblaggio del nono F-35A del Belgio. Dunque gli ulteriori velivoli F-35 proverranno dalla Faco in Italia, secondo Francken.

 

IL PROGRAMMA F-35 IN BELGIOCome ricorda Army Recognition, l’ingresso del Belgio nel programma F-35 è iniziato nel 2018, quando l’allora Ministro della Difesa Steven Vandeput ha firmato un contratto per 34 caccia F-35A con il produttore statunitense Lockheed Martin. La decisione è stata presa a seguito di una gara tra più fornitori in cui l’F-35 ha battuto l’Eurofighter Typhoon e il francese Rafale di Dassault. Secondo il governo belga, la scelta si è basata sul prezzo e sulla conformità a tutti e sette i criteri di valutazione.

Il valore totale del contratto iniziale era stimato in 3,6 miliardi di euro, successivamente rivisto a circa 4 miliardi di euro considerando i costi di velivoli, addestramento dei piloti, ammodernamento delle infrastrutture e manutenzione fino al 2030. Le prime consegne erano previste per il 2023.

Questi jet sono destinati a sostituire la vecchia flotta belga di 54 F-16, di cui 30 dovrebbero essere trasferiti all’Ucraina a partire dal 2026, accrescendo l’urgenza della transizione alla piattaforma F-35, precisa la testata.

LAVORO IN PIÙ PER LEONARDODunque, il recente annuncio belga è una buona notizia per l’italiana Leonardo.

IL RUOLO DELLA FACO DI CAMERILa struttura gestita da Leonardo a Cameri è infatti l’unico sito di assemblaggio e checkout finale per gli F-35 in Europa. Si tratta di un sito tri-funzionale (produzione delle ali, assemblaggio velivoli – Final Assembly and Check out e MRO&U) dove si effettuano le attività di manutenzione, riparazione, revisione e aggiornamento degli F-35 della regione euro-mediterranea. La struttura è responsabile dell’assemblaggio degli F-35A/B dell’Aeronautica Militare Italiana e della Marina Militare Italiana, nonché dei velivoli per le forze aeree olandesi.

Lo stabilimento di Cameri è specializzato in lavorazioni industriali ad alta tecnologia ed è il principale centro dell’Aeronautica Militare per la manutenzione, l’ingegneria e la logistica dei velivoli ad alte prestazioni (fast jet).

L’Italia è partner di livello 2 del programma F-35 Joint Strike Fighter con l’impegno di acquistare 90 F-35 (ridotti nel 2012 dagli iniziali 131). Lo scorso settembre il dicastero guidato dal ministro Guido Crosetto ha pubblicato e trasmesso al Parlamento il documento programmatico pluriennale (Dpp) per la Difesa per il triennio 2024-2026. Quest’ultimo mette nero su bianco la decisione di incrementare la flotta italiana di F-35 passando da 90 a 115 velivoli complessivi. Altri 25 caccia dunque per una spesa aggiuntiva di 7 miliardi di euro.

CRESCIUTA L’ATTIVITÀ NEGLI ULTIMI ANNIE negli ultimi anni è cresciuta l’attività per la Faco di Cameri. Il sito di Leonardo è diventato sempre più il punto di riferimento europeo per gli F-35.

Oltre ad assemblare gli aerei venduti in Italia e nei Paesi Bassi, l’hub novarese assemblerà anche quelli diretti in Svizzera e in Repubblica Ceca.

Nel 2022 Berna ha deciso infatti di costruire almeno 24, ma forse anche 28, a Cameri dei 36 F-35 ordinati. Nel frattempo anche Praga si è unita alla schiera degli F-35. La Repubblica Ceca è diventata la diciottesima nazione ad aderire al programma globale F-35, il cacciabombardiere di quinta generazione stealth prodotto da Lockheed Martin.

Il 29 gennaio 2024 il governo di Praga ha firmato una lettera di offerta e accettazione (Letter of acceptance) ufficializzando l’intenzione di acquistare 24 velivoli F-35 Lightning II. Lo scorso settembre il paese  aveva approvato un piano di acquisto di 24 caccia F-35 per un totale di 150 miliardi di corone (6,16 miliardi di euro). E a Cameri saranno costruiti i primi 12 velivoli, come aveva dichiarato il presidente ceco Petr Pavel nella sua visita in Italia alla fine di novembre 2023.

Fonte StartMag

10 Maggio 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/05/zqw6xk0ihzi3mtfd6rqd.png 1024 1024 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-05-10 11:29:102025-05-10 11:29:49Il Belgio sceglie Cameri per i nuovi F-35: Leonardo brinda
Rassegna Stampa

L’Europa Rivaluta la Difesa: Verso una Maggiore Autonomia?

Ogni anno gli europei spendono 50 miliardi di euro per armamenti e attrezzature americane, in particolare gli aerei da combattimento di quinta generazione di Lockheed Martin. Il Canada e la Germania non escludono di seguire l’esempio del Portogallo che sta rivalutando la sua decisione di sostituire gli F-16 con i nuovi F-35. Estratto dal Mattinale Europeo

Di fronte a una Russia passata all’economia di guerra per sconfiggere l’Ucraina, abbandonata dagli Stati Uniti a causa di un presidente pronto a “fare patti” con il nemico, l’Europa deve ripensarsi per assicurare da sola la sua difesa e la sua sicurezza. Il Libro Bianco presentato oggi dalla Commissione europea identifica gli sforzi da compiere, le lacune da colmare e i finanziamenti da trovare. Ma l’Unione europea non è più il quadro adeguato. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, parla di una nuova “Comunità europea di difesa”. Il pilastro europeo della Nato sarebbe più adatto. La Norvegia, il Regno Unito, la Turchia, membri dell’Alleanza, sono più coinvolti nel sostegno all’Ucraina e nell’elaborazione della difesa dell’Europa rispetto a molti Stati membri dell’Ue. La Nato sopravvivrà al secondo mandato di Trump? La nuova amministrazione americana sta firmando l’atto di morte con le sue minacce di entrare in conflitto con il Canada e la Danimarca, due degli alleati, per soddisfare i capricci del suo presidente.

Il denaro è il nervo della guerra. L’Unione europea si prepara ad aumentare considerevolmente le sue spese per la difesa e cerca modi per finanziarle. Una delle soluzioni è riportare in Europa una parte degli acquisti di armi effettuati dagli Stati membri negli Stati Uniti. Ogni anno gli europei spendono 50 miliardi di euro per armamenti e attrezzature americane, in particolare gli aerei da combattimento F-35. Un’altra misura consiste nel convogliare verso investimenti in Europa una parte del risparmio europeo collocato negli Stati Uniti. La cifra è considerevole: 300 miliardi di euro sono investiti ogni anno in titoli americani.

Il Libro Bianco preparato da Ursula von der Leyen non menziona queste piste, poiché l’America sono ancora considerati un partner, anche se “l’Europa non può dare per scontata la garanzia di sicurezza degli Stati Uniti”. Ma gli Stati membri considerano questa opzione. Il Portogallo ha già detto che sta rivalutando la sua decisione di sostituire i suoi aerei da combattimento americani F-16 con i nuovi F-35 “a causa di Donald Trump”. Lisbona pensa di acquistare europeo. “Non possiamo ignorare la geopolitica attuale, e l’affidabilità e la prevedibilità degli alleati è il loro più grande vantaggio”, ha spiegato il ministro della Difesa portoghese, Nuno Melo.

Il Canada e la Germania non escludono di seguire l’esempio del Portogallo. Emmanuel Macron ha percepito il movimento e vuole accompagnarlo. “Ho chiesto agli industriali, su sistemi in cui abbiamo i migliori prodotti, di andare a cercare gli Stati europei che hanno preso l’abitudine di comprare americano”, ha annunciato Macron. “A quelli che comprano Patriot, dobbiamo proporre il SAMP/T franco-italiano di nuova generazione. A quelli che comprano F-35, dobbiamo proporre il Rafale. È così che aumenterà la velocità di produzione”, ha sostenuto il presidente francese. “Gli industriali europei avranno acquirenti, ma dobbiamo essere in grado di produrre”, ci ha spiegato un diplomatico.

Le restrizioni imposte dagli americani sull’uso dei loro armamenti e la possibilità di impedirne l’uso stanno scoraggiando gli europei. La Danimarca, uno dei membri più atlantisti dell’Ue, si rende conto che i suoi aerei F-35 potrebbero essere bloccati a terra se gli Stati Uniti volessero impadronirsi della Groenlandia con la forza, come ha ipotizzato Donald Trump. Lo stesso problema si pone per la rete di comunicazioni satellitari Starlink del miliardario Elon Musk, diventato il più stretto consigliere del presidente americano.

“La diffidenza verso gli Stati Uniti ha provocato un movimento di rifiuto degli acquisti di armi dagli Stati Uniti. Dipende dai singoli paesi. Ma i danesi non torneranno indietro e la Germania ha cambiato rotta, il che è enorme”, ci ha confidato un diplomatico europeo. Friedrich Merz sostiene che gli ordini di equipaggiamenti di difesa destinati a riarmare la Germania dovrebbero essere “assegnati, per quanto possibile, a produttori europei”. La Francia chiede che i soldi europei servano a finanziare produzioni europee. “La vendita di armi provenienti dalle industrie europee per gli eserciti europei è la grande battaglia per il 2025”, prevede il ministro della Difesa francese, Sébastien Lecornu.

“Falso dibattito”, risponde la Commissione. “Sebbene alcune imprese di difesa dell’Ue siano competitive a livello mondiale, la base industriale di difesa dell’Ue nel suo complesso presenta debolezze strutturali. Attualmente, l’industria della difesa europea non è in grado di produrre i sistemi e le attrezzature di difesa nelle quantità e con la velocità di cui gli Stati membri hanno bisogno. Rimane frammentata con attori nazionali dominanti che servono piccoli mercati nazionali. In alcuni casi, dipende troppo dalle esportazioni, in parte perché non può sfruttare un mercato unico per la difesa”, spiegano gli autori del Libro Bianco.

I rapporti tra la Francia e la Commissione sono tutt’altro che sereni nel settore sovrano della Difesa, per il quale il team guidato da Ursula von der Leyen non ha competenza. Parigi rimprovera alla Commissione di non sostenere la preferenza europea – il cosiddetto “Buy European” – per non urtare gli Stati Uniti. Fino ad ora, i francesi erano isolati su questa questione, ma il vento proveniente dall’altra parte dell’Atlantico è cambiato. Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte, faticano a convincere.

“Gli Stati Uniti chiedono che l’Europa si assuma maggiori responsabilità per la propria difesa e sostengono gli sforzi dell’Ue in questo senso. Questi sforzi dovrebbero continuare a basarsi su una catena di approvvigionamento transatlantica estesa e reciprocamente vantaggiosa. Il dialogo bilaterale sulla sicurezza e la difesa può essere rafforzato per migliorare ulteriormente la cooperazione in settori come il cyber, la sicurezza marittima e lo spazio, e affrontare qualsiasi altra questione di interesse comune”, sostiene la Commissione von der Leyen nel suo Libro Bianco. “Senza ambizione, senza visione, senza misure chiare e forti”, è invece stato il giudizio lapidario dell’eurodeputata francese, Nathalie Loiseau, coordinatrice del gruppo Renew per la commissione sicurezza e difesa, dopo la lettura di una bozza.

Non si tratta di rompere tutti i ponti con gli Stati Uniti. Nessun membro dell’Ue può permetterselo. “La Francia dovrà acquistare catapulte elettromagnetiche dall’americana General Atomics per la sua nuova portaerei, perché nessun industriale francese sa progettare questo elemento essenziale”, sottolinea Jean-Dominique Merchet sull’Opinion. “La ‘preferenza europea’ non permetterà al Vecchio Continente di liberarsi dal dominio aeronautico americano”, sostiene il giornalista specializzato in questioni militari. L’immagine più comunemente usata dai diplomatici europei è “tagliare il cordone ombelicale” con gli Stati Uniti senza rompere la Nato. Prima economia dell’Ue, la Germania è il paese più dipendente, ma anche la Polonia e l’Italia sono molto restii all’idea di litigare con Washington. Il mandato affidato a Mark Rutte è di mantenere a tutti i costi gli Stati Uniti a bordo della Nato.

(Estratto dal Mattinale Europeo)

24 Aprile 2025/da Redazione
https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2025/03/f-35_interop_1920_clean_3.jpg 1080 1920 Redazione https://kelvin273.it/wp-content/uploads/2022/10/Kelvin273-LOGO-negativo-1.png Redazione2025-04-24 18:36:252025-03-29 18:44:57L’Europa Rivaluta la Difesa: Verso una Maggiore Autonomia?
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